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Il Management nell’era delle Reti: la vittoria della velocità

Ciò che si salverà non sarà mai quel che abbiamo tenuto al riparo dai tempi, ma ciò che abbiamo lasciato mutare, perché ridiventasse sé stesso in un tempo maturo
Alessandro Baricco

Ne abbiamo già parlato negli articoli precedenti: la velocità è la chiave di lettura più importante dell’orizzonte prossimo venturo. Tempo, spazio, pensiero e mente: nel mondo della trasformazione digitale è tutto a due velocità, quella reale e quella virtuale. Perché il vero problema, la vera chiave di volta è la velocità differente tra mondo reale e mondo digitale.

L’esempio strategico da tenere in considerazione sono i comportamenti dei nativi digitali. Si tratta di persone che amano qualsiasi spazio che generi un movimento, un’accelerazione. Non si muovono mai in direzione di un singolo punto della mappa perché la vera meta è il movimento, l’emozione, il suono, il profumo, la sinestesia del senso, il tutto.

Pensate al format di alcune grandi catene di negozi retail che operano sul mercato globale, tipo i negozi di abbigliamento per giovani: un melting pot di musica, suoni, profumi, luci basse e soffuse, ragazze e ragazzi belli. Ma la domanda è: dove sta il prodotto? Ecco la grande novità: il prodotto c’è ma non si vede, forse si percepisce ma non conta. In realtà, non esiste perché non deve esistere. Perché quello che conta veramente, a livello di organizzazione manageriale, è l’emozione veloce che il format complessivo con il suo mix genera in noi.

Ormai è chiaro: i nativi digitali non vanno in profondità perché attraverso la platform economy del sistema delle Reti, quando vogliono, trovano tutto: l’approfondimento, le opinioni, i commenti, le valutazioni e, con Google Books o quello che lo sostituirà in futuro, qualsiasi testo e qualsiasi fonte.

Non hanno bisogno di ulteriori disamine. Casomai, costruiscono un “consensus” sulle opinioni e sulle visioni degli altri, dei competenti che sanno bene essere più bravi di loro perché più specializzati su quella materia, su quel settore. Perché, in realtà, Cercano qualcosa d’altro.

Cercano il senso multi-tasking, la pluralità dei 5 sensi fusa insieme alla razionalità logica, la comprensione globale, la fusione olistica. In altri termini, cercano la fusione tra digitale e fisico, il phygital di cui tutti ormai parlano. Non hanno bisogno di cercare l’esperienza. Perché mai dovrebbero farlo? Sono loro l’esperienza, sono loro che fondono il reale e il virtuale.

È un po’ come l’effetto fionda gravitazionale, il sistema per aumentare la velocità di una sonda spaziale facendola passare vicino a un pianeta, sfruttando la sua gravità ed il suo moto. L’importante è il movimento, la possibilità di spostarsi da un punto all’altro. Ad ogni nuovo pianeta, ad ogni nuova stazione del suo viaggio nel multiverso delle Reti, il nativo digitale riceve una spinta ulteriore, un’accelerazione che lo aiuta a cercare la cresta dell’onda per poter surfare.

Dove la trova? Nella visibilità e nella spettacolarità, un misto di fluidità, di velocità, di sintesi, un vero effetto fionda che genera un movimento rapido, un’accelerazione che ti consegna energia senza consumarla, che genera movimento ma non lo assorbe.

Ecco la mutazione che avanza. Il nativo vive le sequenze sintetiche del consenso manageriale fra opinioni più accreditate della sua, le esperienze che evolvono nelle dinamiche multi-esperienziali di una Rete fatta di parole, suoni, musica, video, libri, territori, Paesi, mondi, universi, veri o virtuali che siano.

Un sistema di leadership a molte dimensioni, tutte teoricamente conoscibili. Non come in passato quando c’era un’unica condizione esistente. E allora perché guardare al passato e celebrare una vana ascesi della scarsità quando viviamo in un mondo (presente e futuro) di abbondanza in cui le realtà del mondo si possono vedere e gestire managerialmente tutte?

Diciamolo chiaramente: se pensiamo alle nostre consuete categorie di pensiero ed azione (scarsità ed approfondimento, linearità dei rapporti, solidità duratura delle relazioni) i nativi digitali sono assolutamente fuori standard: troppo movimento (qualche volta senza direzione), troppo libero arbitrio, troppa condivisione, troppa lontananza dalle regole comuni di chi ha vissuto l’era precedente.

Che dire? Un paragone irriverente potrebbe essere quello di Adamo ed Eva quando mangiano la mela dall’albero della conoscenza. Una similitudine non peregrina: crisi della gerarchia, libero accesso alla conoscenza ed ai processi decisionali da essa derivanti. Una nuova specie che avanza e che non si sottomette alle prescrizioni esistenti. Come dire: dal racconto della Genesi fatto da qualsiasi mito (greco, indiano, cinese o altro che sia) in poi, praticamente il tratto fondante della Storia del nostro essere “umani”.

Guardiamoci alle spalle: siamo una specie animale che, a differenza delle altre, da qualche decina di millenni ha introdotto sempre il nuovo, nel bene e nel male, sulla Terra. E che lo fa con ogni suo individuo, a ogni nuova nascita, adolescenza, giovinezza. Fin dall’alba dei tempi, abbiamo prodotto sempre nuovi modi di abitare, di mangiare, di amare, di uccidere, di pensare, di pregare, di giocare.

Ma ora abbiamo fatto di più. Siamo la propulsione di un’altra mutazione straordinaria non solo culturale ma antropologica, genetica, biologica. Questa mutazione genererà un’umanità radicalmente diversa dalla nostra capace di orientare a piacere il proprio patrimonio genetico e di connettere i propri neuroni a sistemi tecnologici biologici e artificiali.

Siamo ormai di fronte all’Everest del cambiamento della leadership. Ora è chiaro: il futuro manageriale non è più nel cambiamento in sé stesso, ma nella sua velocità. Così come il vero valore di questo cambiamento è la persona (il/la leader) e non il mezzo (la Rete).

 

Articolo a cura di Angelo Deiana

 

Presidente di CONFASSOCIAZIONI, ANPIB (Associazione Nazionale Private & Investment Bankers) e ANCP (Associazione Nazionale Consulenti Patrimoniali), è considerato uno dei maggiori esperti di economia della conoscenza e dei servizi finanziari e professionali in Italia.

Manager di primari gruppi bancari nazionali e internazionali, docente universitario, è autore di numerose pubblicazioni in campo economico/finanziario.

Fra le sue ultime opere, “Rilanciare Roma facendo cose semplici”, Giacovelli Ed. (2020), “Rilanciare l’Italia facendo cose semplici”, Giacovelli Ed. (2018 prima edizione, 2019 seconda edizione), “La rivoluzione perfetta”, Mind Ed. (2014), “Il capitalismo intellettuale, Sperling & Kupfer (2007), “Il futuro delle associazioni professionali” (2010), “Come fare soldi nei periodi di crisi” (2012), “Associazioni Professionali 2.0” (2013) “Il Private Insurance in pratica” (2013), tutti pubblicati con il Gruppo 24 Ore.

Attualmente è Vice Presidente di Auxilia Finance Spa.

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