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Il futuro post pandemia: la leadership dei nativi digitali

“Cosa penso dei conflitti generati dalle trasgressioni
degli adolescenti? Come diceva Kant,
è la resistenza dell’aria a consentire il volo”
Anonimo Dottore featuring Immanuel Kant

Siamo arrivati ad un punto di flesso. La pandemia ci sta portando verso un orizzonte di grande cambiamento, un sistema in cui i nativi digitali si aspettano un ambiente diverso, un mondo dove ogni idea ha la possibilità di ottenere seguito.

Ma non basta: per i millenials conta più il contributo effettivo che le credenziali. Come dire: occorre essere autorevoli, non autoritari. Quando si posta un video su YouTube, nessuno ti chiede se sei andato a scuola di cinema. Quando si scrive un blog, a nessuno importa se il blogger ha una laurea in lettere. Nelle strutture burocratiche aziendali vige ancora un criterio di selezione basato su titoli accademici e anzianità. Nel sistema delle reti, ciò che conta non è solo il tuo curriculum, ma quanto puoi contribuire. E condividere.

Un mondo nuovo in cui le gerarchie sono naturali, non prescritte. In ogni piazza virtuale ci sono alcuni individui che ottengono più rispetto e attenzione di altri e hanno più influenza. Questi individui, tuttavia, non sono stati nominati da una qualche autorità superiore: il loro peso riflette l’approvazione liberamente data dai loro follower.

E’ un mondo in cui la leadership ed il carisma si costruiscono nell’atto stesso dell’esercizio mentre le altre forme di potere, come la tradizione e l’autorità, vengono dal passato e, dunque, sono già costituiti prima del loro esercizio.

Il che significa due cose: da una parte che i leader “servono” invece di presiedere. Nel sistema della platform economy, ogni leader è un leader di servizio. Argomenti credibili, competenza dimostrata e comportamento altruistico sono le leve per ottenere risultati attraverso altre persone. Dall’altra, emerge chiaramente che le attività sono scelte, non assegnate. Quando una persona lavora ad un progetto open source, o condivide consigli in un forum, sceglie di lavorare sulle cose che la interessano. Siamo l’era del commitment diffuso.

E qui arriviamo ad un altro concetto che si ripete continuamente quando parliamo di data driven economy e di capitalismo intellettuale: il vero potere nell’economia della conoscenza viene dalla condivisione delle informazioni e non dal semplice possesso. I social sono anche (ma non solo) vera e propria economia del dono: di dati, informazioni e conoscenza.

Per guadagnare influenza e status, si deve offrire, regalare la propria esperienza e competenza. E bisogna farlo in fretta, perché, se non lo facciamo, lo farà qualcun altro e raccoglierà il credito che potrebbe essere stato nostro.

Ma il problema fondamentale è che, nelle reti, le ricompense intrinseche contano di più dei soldi. Il potere del denaro è grande, ma lo sono ancor di più il riconoscimento e la gioia della realizzazione di un balzo in avanti.

Senza dimenticare che, per ogni balzo in avanti, la tecnologia digitale accelera la scrittura e arricchisce i dati che lasciamo nel passato. La lentezza è il vero lusso dei nostri tempi perché i tempi lenti sono finiti, forse per sempre. Il nostro passato si allunga perché aumenta la nostra vita media e le capacità di guardare indietro mentre il futuro si accorcia e arriva sempre più rapidamente.

Ecco perché i pessimisti delle organizzazioni tradizionali vedono pericoli da tutte le parti ed i segnali di un’apocalisse imminente. Potrebbe essere il normale confronto intergenerazionale: i più anziani che resistono all’invasione dei più giovani, il potere costituito che difende le sue posizioni dall’assalto delle forze emergenti.

Ma questa volta tutto è diverso. Molto diverso. Di solito ci si confronta per controllare i nodi strategici della mappa. Ma, in questo caso, non è così: il vero problema da affrontare è che la pandemia (e i nativi digitali) stanno cambiando la mappa.

Ecco perché l’importante è non mai cercare di capire cos’era il mondo, ma sempre cosa sta per diventare. Dobbiamo cercare di cogliere gli indizi delle mutazioni e di leggere i segnali deboli delle trasformazioni. Capire i processi evolutivi del futuro prossimo venturo non significa collocare uno o più avvenimenti nella mappa conosciuta del mondo, ma intuire come tali avvenimenti potrebbero modificare la mappa rendendola irriconoscibile.

Il futuro si scopre, non si inventa. L’importante è scoprirlo prima degli altri.

 

Articolo a cura di Angelo Deiana

Presidente di CONFASSOCIAZIONI, ANPIB (Associazione Nazionale Private & Investment Bankers) e ANCP (Associazione Nazionale Consulenti Patrimoniali), è considerato uno dei maggiori esperti di economia della conoscenza e dei servizi finanziari e professionali in Italia.

Manager di primari gruppi bancari nazionali e internazionali, docente universitario, è autore di numerose pubblicazioni in campo economico/finanziario.

Fra le sue ultime opere, “Rilanciare Roma facendo cose semplici”, Giacovelli Ed. (2020), “Rilanciare l’Italia facendo cose semplici”, Giacovelli Ed. (2018 prima edizione, 2019 seconda edizione), “La rivoluzione perfetta”, Mind Ed. (2014), “Il capitalismo intellettuale, Sperling & Kupfer (2007), “Il futuro delle associazioni professionali” (2010), “Come fare soldi nei periodi di crisi” (2012), “Associazioni Professionali 2.0” (2013) “Il Private Insurance in pratica” (2013), tutti pubblicati con il Gruppo 24 Ore.

Attualmente è Vice Presidente di Auxilia Finance Spa.

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