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Educare all’innovazione

Il tema dell’innovazione è diventato sempre più pressante e attuale, declinato in molteplici sfaccettature e riferito ai contesti più vari:  ma siamo sicuri di essere pronti ad innovare?

Cosa caratterizza un innovatore? E soprattutto: siamo a nostro agio nel cavalcare l’onda di questi cambiamenti frenetici che da una parte migliorano la nostra vita ma che, dall’altra, rendono sempre più labili e variabili i punti di riferimento, le abitudini e le consuetudini di una volta?

All’interno del termine “innovazione” si racchiude un mondo di attitudini, significati e cambi di mentalità e paradigmi ma in molti settori si continua a registrare una forte resistenza al cambiamento, il continuo riferimento al passato, quasi in un nostalgico “prima era meglio” che disconosce il progresso e l’accelerazione delle innovazioni tecnologiche che ci stanno proiettando verso un futuro i cui contorni sono ancora indefiniti ma che, per quanto mi riguarda, suscita un’eccitata curiosità per quello che potrà comportare in termini di miglioramento delle condizioni di vita degli abitanti del pianeta, di maggiore consapevolezza di sé, dell’importanza di una costruttiva connessione con gli altri grazie anche alla diffusione delle ultime ricerche delle neuroscienze che consentono a sempre più persone di accedere a informazioni una volta appannaggio di pochi.

Per non disorientarsi e per massimizzare il potenziale di quello che verrà, sarà infatti ancora più importante lavorare sulle proprie sicurezze interiori, allenare la resilienza e la libertà intesa come capacità di perseguire i propri valori senza essere condizionati dalle opinioni esterne.

Le nuove frontiere tecnologiche apporteranno maggior benessere e qualità nel senso di soddisfazione della propria vita se sapremo attingere alla saggezza interiore coltivando uno spirito di ricerca e scoperta.

Poiché il futuro sarà presumibilmente vissuto e plasmato dalle nuove generazioni, educare fin da subito all’apertura verso il nuovo, superando blocchi e paure, infondendo coraggio e entusiasmo per ciò che ancora non conosciamo, significa “attrezzare” i giovani di un bagaglio utile per il loro viaggio che possa semplificargli la strada e moltiplicare le opportunità.

Contesto ideale per  fare questo è la formazione a tutti i livelli, a partire dalla scuola, primo banco di sperimentazione del sé in rapporto con gli altri e della propria autoefficacia nel raggiungere risultati e superare ostacoli.

Tra i talenti per essere innovatori ci sono senz’altro la capacità di collegare intellettualmente molti dati diversi, di cogliere intuitivamente quel particolare essenziale nella complessità delle informazioni, di guardare “out of the box” per trovare soluzioni a problemi ancora insoluti, di attingere alla fantasia e alla giocosità che sa creare dal niente nuove prospettive.
A questi si devono aggiungere la capacità di connettersi emotivamente con gli altri, di collaborare in team eterogenei perché, da varie ricerche, è emerso che le diversità culturali e attitudinali dei membri fanno sì che i team di successo siano quelli con una maggiore propensione all’innovazione.

Dopo aver creato un contesto accogliente e psicologicamente sicuro, rispettoso delle peculiarità di ciascuno, la formazione scolastica dovrebbe quindi favorire i dibattiti, insegnare ad accettare il dissenso, promuovere il dubbio e le domande anziché le risposte preconfezionate, la disponibilità   a cercare di comprendere punti di vista diversi, a non essere giudicanti e prevenuti, a uscire dai sentieri già battuti.

Inoltre, stimolare l’autonomia nella realizzazione delle attività didattiche e nei compiti extra-scolastici. L’educazione ad apprendere non dovrebbe soltanto trasmettere nozioni ma incentivare e rendere piacevole il gusto della scoperta: ci vorrebbero  più attività laboratoriali ed esperienziali – soprattutto nelle materie scientifiche – per collegare la teoria all’utilità dell’applicazione pratica.

Sarebbe utile e proficuo coltivare questo atteggiamento anche in famiglia, con un confronto aperto e non giudicante, con la responsabilizzazione dei figli, incentivando la loro indipendenza e cercando di diminuire la mania del controllo tipica dei genitori italiani che vedono pericoli ovunque e faticano a recidere il cordone ombelicale. L’adulto può aprire infatti orizzonti di fiducia nel progresso, mostrando ottimismo nel futuro anziché presagire scenari catastrofici e pessimisti.

Pertanto, se vogliamo che i giovani sappiano aprire la mente verso nuove soluzioni e orizzonti, anche noi adulti dobbiamo essere capaci o allenarci a fare altrettanto; penso alle aziende dove si fa fatica ad accettare i cambiamenti e si resta attaccati ai vecchi schemi comportamentali limitanti con perdita di tempo, insoddisfazione e malessere nel personale anche a causa dei conflitti tra colleghi.

Lavorando con i team mi stupisco sempre di quanti malumori e perdita di efficacia e piacevolezza nel lavorare insieme derivino dalla mancata fiducia nell’altro, nel non esprimere apertamente il proprio pensiero per paura di essere fraintesi o mal interpretati. Tutto questo mina la nascita di nuove idee, rallenta l’ innovazione e la semplificazione dei processi.

Innovare significa infatti osare sperimentare nuovi approcci relazionali, superando i pregiudizi con la mentalità dell’osservatore scientifico che mira ai risultati e non si arrende per tutti i tentativi non riusciti. Significa apprendere noi per primi un nuovo modo di comunicare che sappia esprimere i bisogni nel riconoscimento delle esigenze dell’altro, che metta al centro valori quali la trasparenza, l’onestà intellettuale, la mente aperta, la creatività, la flessibilità e la collaborazione.

Significa iniziare ogni giorno cambiando qualcosa di noi, sperimentando nuove strade o conoscenze, aprendosi all’altro e alle novità con curiosità e interesse profondo e autentico.

 

Articolo a cura di Raffaella Iaselli

Raffaella Iaselli

Business and Personal Coach PCC, Professional Certified Coach

Business, executive e personal coach PCC, Professional Certified Coach, Membro Comitato Etica ICF Italia 2017- Chapter italiano della Federazione Internazionale Coaching.

Direttrice della Fondazione Olly Onlus, attiva nel supportare i disagi giovanili con sede in Biella favorendo sinergia e rispetto dei ruoli tra docenti e genitori a favore della crescita costruttiva delle nuove generazioni.

Trainer per aziende, manager e team, sullo sviluppo delle competenze trasversali: empatia, ascolto attivo e motivazione per mantenere un alto livello di energia e benessere. Crede nell’approccio etico e nell’allineamento dei valori, molto efficace anche nei change management delle fusioni aziendali e dei passaggi generazionali per dare senso di direzione e congruenza ai sistemi.

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