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L’empatia attraverso lo schermo

Un tema che sentiamo citare spesso e che mi pongono alcuni dei miei clienti è come possiamo trasmettere umanità, comprensione e vicinanza attraverso lo schermo e nelle comunicazioni virtuali. Come gestire persone, team, essere leader efficaci quando molti dei canali sensoriali e comunicativi ci sono preclusi? Come incontrare e conoscere l’estraneo, selezionare potenziali candidati e avviare collaborazioni professionali avvalendosi soltanto dei mezzi tecnologici?

La stretta di mano, l’abbraccio, il gioco di sguardi e dei movimenti all’interno dello spazio fisico condiviso sono venuti meno. E come spesso succede, la necessità ha forzato ad intensificare altre vie di comunicazione, ad allenare altre risorse sopite che non pensavamo neanche di avere ma che si sono rilevate emotivamente intelligenti e sensibilmente tenaci.

Questa rivoluzione digitale ha trasformato le prassi a cui eravamo abituati e ha evidenziato quanto fossimo dipendenti dalla presenza fisica, dall’impatto “sensoriale” con i nostri simili; ci siamo dovuti inventare nuovi approcci e, come succede, quando ci si ritrova improvvisamente spaesati in un territorio inesplorato abbiamo aguzzato l’ingegno e fatto di necessità virtù.

E’ stato vitale riuscire a trovare altri strumenti per collegarci perché da soli siamo incompleti e,  come sottolineano le neuroscienze, abbiamo bisogno della dimensione conoscitiva che scaturisce dall’intersoggettività: noi ci conosciamo attraverso l’incontro con l’altro in una comunicazione a due vie che rimanda il senso della nostra essenza.

Mi piace sottolineare quante lezioni abbiamo appreso e continuiamo ad apprendere tutti i giorni da questa nuova esperienza. E’ l’innovazione che si concretizza attraverso flessibilità e creatività, il venir meno della programmazione certa e della fissità nella quale ci eravamo comodamente adagiati ci ha forzato a tirar fuori risorse latenti e inventiva, l’abilità di improvvisare tipica degli artisti anche se non tutti siamo artisti nel senso professionale del termine.

Nella mia professione, l’impossibilità di lavorare in presenza fisica e di spostarsi anche soltanto per il primo incontro conoscitivo e esplorativo delle basi per avviare un percorso di coaching efficace e di reciproca soddisfazione, ha ampliato potenzialità già in alcuni casi sperimentate e facilitato percorsi con nuovi clienti sia in Italia che all’estero.

Tutto è avvenuto attraverso lo schermo, sia la conoscenza iniziale che il lavorare insieme e ad oggi sono entusiasta delle nuove relazioni professionali allacciate e per la naturalezza/fluidità che le hanno contraddistinte.

Alcuni spunti di riflessione scaturiti: incontrare l’altro attraverso lo schermo ci costringe a concentrarci maggiormente sull’essere anziché sul fare, ad affinare e potenziare strumenti imprescindibili per un coach quali l’ascolto, la presenza interiore al di là di quella fisica, la cura minuziosa del linguaggio.

Diventa ancora più  significativo il ritmo negli scambi verbali, il rispetto dei tempi del nostro interlocutore, l’andata e il ritorno delle onde comunicative così cariche di vissuti, consapevolezze, traguardi raggiunti e mete da conquistare. Importante apprezzare anche le pause e i silenzi, fondamentali per riorganizzare le idee e decifrare il contesto e la comunicazione al di là dell’immagine.

Conoscere e farsi conoscere senza l’utilizzo di “sovrastrutture” o di “setting” preconfezionati, ci regala il valore della spontaneità e dell’autenticità dell’incontro: le domande non sono né retoriche né convenzionali ma mirate a comprendere la personalità in uno sforzo di concentrazione teso a superare il proprio ego nel protendersi ad essere di supporto anche e nonostante la distanza virtuale.

Il linguaggio, già abitualmente strumento evocativo della personalità, della storia e della comunità di provenienza,  diventa ancora più emblematico e cesella con finezza e precisione chirurgica gli scambi verbali perché è l’unico ponte possibile per superare lo schermo e intrecciare l’alterità del nostro interlocutore. Siamo così chiamati a cercare con cura la parola più adatta che arrivi nel modo più coerente con le nostre intenzioni al di là dello schermo, affinché lungo il tragitto virtuale non perda di efficacia né di empatia e che mantenga intatto l’impatto emotivo e trasformativo. Conviene abbondare in gentilezza sincera perché ne abbiamo bisogno, ci fa sentire compresi e ci supporta nelle scelte quotidiane e nell’evoluzione intrapresa.

Ho riscontrato inoltre una maggiore accettazione e accoglienza forse perché questo approccio ci porta ad essere più comprensivi e rispettosi delle singole individualità e peculiarità caratteriali e, puntando maggiormente alla sostanza, a considerarle parte integrante dell’insieme.

I confini  tra vita privata e vita professionale si fanno più labili perché lavorando spesso da casa si entra direttamente negli spazi privati e riservati e accanto a manager e professionisti di vari ambiti si conoscono al contempo padri e madri, figli e figlie, con le rispettive storie e difficoltà di conciliare il tutto e di dare un significato al periodo che stiamo vivendo.

Qui l’approccio sistemico si rileva pregnante a riprova del fatto che siamo un tutt’uno complesso e sfaccettato e che per essere soddisfatti e perseguire i propri obiettivi dobbiamo rappresentarci e procedere come persone e non come robot suddivisi in tante parti.

Pensieri, emozioni e azioni sono interconnessi e contribuiscono in modo articolato e circolare a definire chi siamo, a darci l’energia e la motivazione necessarie per procedere verso la direzione che abbiamo tracciato.

In sintesi, questa modalità tecnologica che ci costringe a interagire e a “surfare” rapidamente su innumerevoli piattaforme di comunicazione e a ricoprire molteplici ruoli/account digitando identità/password di accesso sempre diverse, se inizialmente può creare un senso di spaesamento e di estraneità subito dopo ci ricompatta intorno alla nostra umanità più vera e profonda, fornendoci lezioni quotidiane di bellezza contemporanea nell’incontro con un altro essere umano fisicamente distante ma che per un’ inspiegabile magia sentiamo così affine, vicino e partecipe.

Se questo è un anticipo del futuro che ci attende, si aprono galassie interessanti in cui autenticità, sostanza, solidarietà e collaborazione saranno le strade maestre per la creazione di nuovi mondi.

 

Articolo a cura di Raffaella Iaselli

Raffaella Iaselli

Professional Certified Coach, PCC - ICF

Business, executive e personal coach PCC, Professional Certified Coach, Membro Comitato Etica ICF Italia Chapter italiano della Federazione Internazionale Coaching.

Trainer per aziende, manager e team sullo sviluppo delle competenze trasversali: leadership, comunicazione efficace e gestione emozioni, sviluppo dei talenti e motivazione per mantenere un alto
livello di energia e benessere. Certificata EQ Assessor Six Seconds e nella metodologia CoachingbyValues che utilizza spesso anche nei change management delle fusioni aziendali e nei passaggi generazionali per dare senso di scopo e congruenza ai sistemi.

Direttrice della Fondazione Olly Onlus, attiva nel supportare i disagi giovanili con sede in Biella favorendo sinergia e rispetto dei ruoli tra docenti e genitori a favore della crescita costruttiva delle nuove generazioni.

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