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Una metafora del cambiamento: il viaggio dell’eroe

Nella storia dell’umanità, attraverso i miti e le storie che attraversano i confini temporali e culturali, ci sono tappe universali che collegano i temi legati alle fasi del cambiamento e all’evoluzione dell’individuo. Joseph Campbell ha definito “Il viaggio dell’eroe” (The power of Myth, 1988), il processo di crescita personale che connette in modo profondo alcuni schemi o archetipi contenuti nella memoria collettiva della nostra specie. Christopher Vogler, sceneggiatore statunitense, ne è stato ispirato e ha ripreso la struttura del mito come racconto necessario alla collettività per esemplificare i vari stadi o passaggi sempre presenti nel cambiamento, approfondendolo ad uso della narrativa e del cinema e condensando le sue annotazioni nel libro “Il viaggio dell’eroe” del 1992.

Queste trame che ci accomunano ai nostri antenati sono riscontrabili sia a livello individuale che collettivo ed è interessante, a mio avviso, osservare le sintonie e ricorrenze anche all’interno delle fasi evolutive delle aziende. Le tappe descritte da Campbell nel viaggio costituiscono una mappa valida per aiutare a orientarsi quanti si trovano a dover fronteggiare le difficoltà del cambiamento, specialmente a livello di identità e di valori, fornendo una chiave di lettura utile a superare gli eventuali ostacoli.

Le fasi fondamentali del viaggio dell’eroe sono:

1) sentire una chiamata che si riferisce alla nostra identità e/o scopo, mettendo in gioco i nostri valori. Possiamo scegliere di accettarla o ignorarla. Ignorarla può comportare l’intensificarsi delle problematiche;

2) accogliere la chiamata: trovare il coraggio di affrontare un confine o la soglia nelle abilità o nella mappa che abbiamo del mondo. Significa accogliere la sfida;

3) oltrepassare la soglia: ci spinge nel territorio inesplorato di una nuova vita e/o situazione, fuori dalla zona di comfort, in mare aperto. Qui hanno inizio la crescita e l’evoluzione;

4) trovare un custode, un mentore o uno sponsor. «Quando l’allievo è pronto, il maestro appare». Non sappiamo ancora cosa ci aspetta di là e di cosa o di chi avremo bisogno;

5) affrontare una sfida (o demone): con l’energia o il potere che è necessario acquisire o affrontare per superarli. Spesso sono gli ostacoli necessari e utili per il nostro allenamento, il riflesso delle nostre paure e ombre nascoste, una specie di sponsorship negativa che ci limita nel cambiamento, facendoci credere di non essere all’altezza. Qui rientrano anche i condizionamenti educativi, culturali e sociali ricevuti che, se non elaborati in modo autonomo e maturo, possono impedire il sano sviluppo dell’io;

6) trasformare il demone in una risorsa, sia:

a) sviluppando nuove abilità comportamentali e/o attività, sia
b) scoprendo una speciale risorsa personale, quali i valori e le attitudini, per fronteggiare complessità e incertezza;

7) completare il compito per cui siamo stati chiamati: ciò è possibile con la creazione di una nuova mappa del mondo che incorpori la crescita e le scoperte fatte nel viaggio.

8) trovare la strada verso casa: da persona trasformata, condividendo con gli altri le conoscenze e le esperienze ottenute come risultato del viaggio.

Al di là della metafora, il viaggio dell’eroe può aiutarci a identificare e superare le incertezze del cambiamento, che ogni individuo o azienda si trova a vivere, suddividendolo in tappe o obiettivi, e attingendo alle proprie risorse quali i valori, la flessibilità e la determinazione.

Il concetto di “chiamata” ad esempio è facilmente assimilabile alla mission o vision che la persona, il team o l’organizzazione stanno perseguendo.

I demoni sono gli ostacoli esteriori o le vocine interiori che vorrebbero farci mollare; a volte si rischia di desistere per mancanza di fiducia in noi stessi e nelle nostre abilità, incontrare dei “custodi” o mentori che credono in noi può riaccendere la scintilla della positività, rinnovando la nostra energia ed entusiasmo. La qualità delle relazioni che abbiamo è essenziale per rimandarci chi siamo e il valore delle azioni che quotidianamente compiamo è il nostro micromondo al quale contribuiamo con la dedizione e l’impegno.

Mantenere la concentrazione sugli obiettivi e affrontare le nuove sfide come opportunità per crescere è qualcosa che va oltre alle competenze tecniche acquisite e concerne le “soft skills”, o competenze trasversali, che identificano una persona ben oltre il suo curriculum.

Conosco persone che, al di là dell’età anagrafica, continuano a lavorare su sé stesse, infondono saggezza e resilienza con il loro atteggiamento, colgono le novità necessarie per la crescita delle loro attività come stimoli per apprendere nuove competenze proprio perché “gli esami non finiscono mai”. Sono i progressisti o innamorati delle novità e del futuro, quelli che mettono il cuore al di là dell’ostacolo, che si esprimono in termini di apertura e possibilità anziché di limitazione e scetticismo. Sono i curiosi, pronti a incontrare e conoscere nuove persone perché dallo scambio con l’altro si esce umanamente e professionalmente arricchiti, quelli che smussano i contrasti e cercano il terreno di mezzo per la risoluzione dei conflitti, che nel loro linguaggio dosano sapientemente i termini aspri e definitivi perché consapevoli che dalla propria interpretazione significante del mondo derivano azioni e comportamenti che influenzano tutto il sistema.

Interessante notare che per completare con successo il proprio «viaggio dell’eroe», sono richieste tre energie archetipiche ritenute essenziali, identificate sia al positivo che al negativo – la cosiddetta ombra – e nelle loro interazioni e combinazioni:

1) forza, intesa come potere, determinazione, resistenza, utile per essere concentrati e stabilire dei confini. La sua ombra: senza pietà e umorismo, può diventare aggressività e/o violenza;

2) pietà, come delicatezza, disponibilità, gentilezza, necessaria per entrare in relazione con gli altri. La sua ombra: senza forza e umorismo, può diventare debolezza e/o dipendenza;

3) senso dell’umorismo, sinonimo di giocosità, flessibilità, creatività, per trovare nuove prospettive e soluzioni. La sua ombra: senza la forza e la compassione, può diventare superficialità e/o cinismo.

È facile ritrovare queste tre componenti come ingredienti basilari in un buon leader, in un condottiero capace di dosarli e amalgamare con sapienza in base alla situazione e al contesto interno ed esterno alla vita aziendale.  Una persona “centrata” è infatti qualcuno che sa equilibrare le tre energie, allineando scopo e valori e riuscendo a gestire al meglio le proprie emozioni.

Lo stile più efficace di leadership è proprio quello situazionale che presuppone intuito, capacità di lettura delle persone e dei contesti per usare la strategia e l’approccio più efficace per raggiungere gli obiettivi. Nelle storie e i racconti che si tramandano nei millenni risiede, quindi, una saggezza antica che non smette di stupirci e incantarci, infondendoci coraggio e fiducia per superare nuovi traguardi e proiettarci nel futuro.

 

Articolo a cura di Raffaella Iaselli

Raffaella Iaselli

Business and Personal Coach PCC, Professional Certified Coach

Business, executive e personal coach PCC, Professional Certified Coach, Membro Comitato Etica ICF Italia 2017- Chapter italiano della Federazione Internazionale Coaching.

Direttrice della Fondazione Olly Onlus, attiva nel supportare i disagi giovanili con sede in Biella favorendo sinergia e rispetto dei ruoli tra docenti e genitori a favore della crescita costruttiva delle nuove generazioni.

Trainer per aziende, manager e team, sullo sviluppo delle competenze trasversali: empatia, ascolto attivo e motivazione per mantenere un alto livello di energia e benessere. Crede nell’approccio etico e nell’allineamento dei valori, molto efficace anche nei change management delle fusioni aziendali e dei passaggi generazionali per dare senso di direzione e congruenza ai sistemi.

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