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Talenti: riconoscerli e valorizzarli

Quando si parla di talenti, spesso ci si domanda di cosa si tratti, se tutti ne hanno qualcuno, come trovarli e come svilupparli. Prima di tutto, chiariamo che non dobbiamo pensare subito a qualità eccezionali ma tutti noi abbiamo delle doti, delle capacità innate che ci portano a provare piacere e facilità in alcuni campi. Sono le peculiarità che ci contraddistinguono e che fanno di noi esseri unici e speciali. Questi aspetti, se riconosciuti e “allenati”, possono diventare veri e propri punti di forza, le leve principali dei nostri successi.

Per sapere se siamo di fronte ad un talento, prendiamo in considerazione 5 componenti:

  • Fattibilità: qualcosa che ho sempre saputo fare, è una capacità innata e non acquisita, anche se può rivelarsi tardi.
  • Facilità: è una cosa che faccio con scioltezza quasi d’istinto.
  • Riproducibilità: non è un successo isolato, posso citare vari esempi.
  • Piacere: qualcosa che mi dà piacere e soddisfazione, senza esaurire la mia energia.
  • Riconoscimento: qualcosa che mi viene riconosciuto chiaramente dagli altri.

Come possiamo andare alla ricerca del talento? Possono aiutarci questi indicatori:

  • Quello che è sempre stato così.
  • Appartiene da sempre al mio modo di fare.
  • Avviene naturalmente senza sforzo eccessivo.
  • Mi fa essere completamente dentro all’azione che sto facendo.
  • Genera piacere e autoefficacia.

Per fare emergere i talenti, a volte serve mettere la luce sulle proprie ombre. Ovvero: ognuno di noi ha i suoi punti deboli che non necessariamente devono per forza essere corretti.

Inutile perdere tempo ed energia nel voler migliorare a tutti i costi i propri lati oscuri, meglio concentrarsi su come usare al meglio i punti di forza cosicché automaticamente la luce rischiari l’ombra. Se ci concentriamo sui problemi resteremo con i problemi, se cerchiamo la soluzione troveremo il modo per superarli!

L’orientamento a etichettare è la principale barriera all’esplorazione del talento. Bisogna invece imparare a vedere quello che funziona e, partendo da lì, costruire.

La ricerca della perfezione non ha senso; quella dell’eccellenza, sì! Ma l’eccellenza è un processo che si costruisce con impegno, costanza e allenamento continuo, rivedendo il metodo, massimizzando i successi e minimizzando gli errori. Davanti ad un nostro punto debole, contro il quale ci accaniamo a volerlo trasformare, chiediamoci: “questo punto debole, rispetto alla mia vita e a ciò che voglio, è fondamentale e necessario? Oppure è trascurabile e inutile?” Se è inutile con pensateci più e conservate la vostra energia per le battaglie che meritano e per sviluppare i vostri punti di forza! Avrete un’evoluzione più rapida, a livello personale e professionale, negli ambiti in cui i vostri migliori talenti sono già emersi piuttosto che in quelli in cui incontrate delle difficoltà. L’importante, rispetto ai punti deboli, è cambiare quanto basta perché questi non siano di ostacolo ai punti di forza.

Spesso trascuriamo di considerare altri elementi importanti perché, magari, meno evidenti: è la punta dell’iceberg che emerge ed è più facile da vedere ma, sotto il livello dell’acqua, c’è tutto un mondo sommerso che merita di essere esplorato e incoraggiato ad emergere.

Qui subentra l’abilità del “talent scout”, ovvero dello scopritore di talenti, colui che intravede delle qualità non ancora manifestate e riesce a farle emergere grazie all’attenzione, alla dedizione e all’incoraggiamento. Tutte caratteristiche, queste, che fanno parte – o perlomeno dovrebbero – anche di un leader, di un insegnante e/o mentore.

Molte volte basta qualcuno che creda in noi per aprirci nuovi orizzonti e scoprire talenti nascosti.

Sintetizzando si può esemplificare il visibile in: fatti osservabili, performance, capacità.

E l’invisibile in: orientamenti personali, inclinazioni innate, intelligenze prevalenti, aree di energia, immagine di sé, motivazione.

Un modo utile per andare alla ricerca dei nostri talenti nascosti è chiedere a chi ci conosce bene le qualità che ci riconosce e che apprezza in noi unitamente al ricordo che abbiamo dei nostri successi anche di quando eravamo piccoli. Questo esercizio ci riporterà alla luce le qualità che spesso non pensiamo di avere, tutti concentrati come siamo ad auto-criticarci evidenziando i nostri limiti.

Poiché l’evoluzione di qualsiasi persona passa necessariamente attraverso un apprendimento – cognitivo, comportamentale o entrambi – una volta individuato un talento è basilare allenarlo acquisendo il sapere e il saper fare, cioè le conoscenze che, abbinate all’allenamento con dedizione, passione e sacrificio innescano il circolo virtuoso del successo: apprendere/agire/riprodurre.

Apprendere significa prendere coscienza dei talenti che, sommati al saper e saper fare, costituiscono le nostre leve migliori da mettere in campo nell’azione, in cui ci si mette all’opera.

Riprodurre quanto sopra è fondamentale per sedimentare quanto acquisito arricchendolo di nuovi insegnamenti: grazie alla pratica e a nuove esperienze e via di seguito, il circolo virtuoso ricomincia.

Questo processo porta all’eccellenza in tutti i campi ed è applicabile a tutte le età, dai più giovani agli adulti.

Una volta raggiunto lo stadio della competenza inconsapevole, ho acquisito e introiettato la tecnica che ormai fa parte di me, è diventata un automatismo, posso davvero godermi il viaggio verso i miei obiettivi con fiducia nelle mie capacità, in quello che sono, che so fare e che farò.

Il talento è quindi a servizio dell’obiettivo, facilitando e velocizzando il percorso per raggiungerlo, consentendomi di soddisfare i miei bisogni in linea con i miei valori. Per far questo devo però volerlo coltivare e usare in modo congruente e nel giusto contesto.

Ciò che ci dà energia è infatti la motivazione per iniziare ogni giorno con nuove sfide e apprendimenti, arricchendoci di soddisfazioni e fungendo da traino anche per i nostri compagni di viaggio incoraggiandoli e valorizzandoli.

 

Quello che conta non sono i titoli ma la propria capacità di far fronte alla vita”.
Rita Levi Montalcini

 

Articolo a cura di Raffaella Iaselli

Raffaella Iaselli

Business and Personal Coach PCC, Professional Certified Coach

Business, executive e personal coach PCC, Professional Certified Coach, Membro Comitato Etica ICF Italia 2017- Chapter italiano della Federazione Internazionale Coaching.

Direttrice della Fondazione Olly Onlus, attiva nel supportare i disagi giovanili con sede in Biella favorendo sinergia e rispetto dei ruoli tra docenti e genitori a favore della crescita costruttiva delle nuove generazioni.

Trainer per aziende, manager e team, sullo sviluppo delle competenze trasversali: empatia, ascolto attivo e motivazione per mantenere un alto livello di energia e benessere. Crede nell’approccio etico e nell’allineamento dei valori, molto efficace anche nei change management delle fusioni aziendali e dei passaggi generazionali per dare senso di direzione e congruenza ai sistemi.

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