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L’importanza straordinaria dei social network

“Qual è il doppio di sei? Siamo…”
Linus

Persone=conoscenza=relazioni=emozioni=rete. Un paradigma innovativo che, ormai, è la realtà concreta di tutti i giorni. In Rete abbiamo imparato a creare o cercare mondi possibili da esplorare con la mente e con il corpo. I nuovi mondi social dilatano la nostra esistenza, permettendo alla comunicazione, alle relazioni con altri di occupare regioni nuove nello spazio del possibile. Le piattaforme social sono una cosa seria su cui si vive, si dicono cose buone e cattive, ci si emoziona e ci si arrabbia. Si trovano fans, lavori, anime gemelle, perfino sogni ed ideali.

Per questo i social media hanno tanto successo: dilatano a dismisura il nostro mondo di esperienza e ci trascinano in uno spazio aperto e potenzialmente infinito. Uno spazio dove il surplus intellettuale (le conoscenze non immediatamente utili: passioni, hobby, giochi) è fondamentale nella data driven economy perché genera Big Data, mentre in passato era considerato “improduttivo”. Tutto cambia. Nei social network, questo surplus non è più uno spreco ma serve per esplorare il nuovo, condividerlo, esporsi alle opportunità anche prendendosi rischi che calcoli economici e sociali (pensate alla privacy) sconsiglierebbero ampiamente.

I social network contribuiscono a rendere visibile un mondo fatto di intelligenza fluida e di conoscenza che, senza la Rete, resterebbe sepolto nel privato di ognuno di noi. Ma come è possibile tutto questo? È possibile perché i social media generano meccanismi di coordinamento (pensate alla primavera araba o ai gilet gialli) che nelle reti precedenti mancavano, oppure erano costosi e inefficienti, come gli incontri fisici o gli scambi epistolari.

Spesso il ciclo di vita dei social network del passato, quelli senza la Rete, era breve e contava solo sull’entusiasmo di pochi. Esaurita la spinta propulsiva, il social si burocratizzava in istituzione, club, associazione, oppure si sfilacciava fino a dissolversi. Nel tempo, cambiano gli amori e i matrimoni: cosa ci possiamo aspettare da legami economici e sociali molto meno intensi? Qui sta la differenza: i social network sono soluzioni efficaci per generare a largo spettro appartenenza e identità nel tempo.

Ecco l’importanza della Rete. Come il demanio, il catasto hanno favorito la nascita del capitalismo moderno rendendo la terra un bene negoziabile, così sta facendo Internet con i social media. Finora appartenenza e identità erano un bene pubblico indisponibile: da oggi sono un bene negoziabile. Così come la collaborazione spontanea viene attivata dal bisogno di riconoscimento, appartenenza e identità diventano creazione di valore economico in Rete attraverso la loro trasformazione in attenzione su beni e servizi pubblicizzati online, e in produzione di contenuti o applicazioni.

Tutto questo succede perché i social network fanno leva sulle caratteristiche della Rete per aggregare attenzione: le adesioni sono volontarie, i contenuti sono autoprodotti, i legami non sono strumentali ma relazionali. In sintesi, le piattaforme digitali generano effetti economici e sociali molteplici: un grande stock di attenzione, la riduzione dei costi di produzione di contenuti generati in competizione collaborativa, la sostituzione dei tradizionali processi di ricerca di mercato con i trend di preferenze e comportamenti generata dal contributo dei singoli individui. Uno per uno, tutti per tutti.

Tuttavia quello che imprese, rappresentanze tradizionali e Istituzioni ancora faticano a capire è la natura non frammentata dei social network: essi non sono un semplice aggregato di clienti/utenti/elettori che forma un mercato nel quale vendere top-down i propri beni o servizi, ovvero imporre leggi su basi autoritativa.

Sono, invece, una specie di sistema organico evolutivo basato su meccanismi di input e feedback, impulso e risposta. Il ruolo dei social network è allora non solo economico ma anche – e soprattutto – culturale e politico. I social network non sono dunque mercati frequentati da clienti ma sistemi popolati di stakeholders, ovvero persone con interessi di varia natura, con prerogative di potere e influenza, che sono regolati da un complesso e dinamico equilibrio di contributi e ricompense anche non economiche. Ecco perché consentono efficientissime forme di business e mobilitazione di risorse intellettuali a basso costo.

 

Articolo a cura di Angelo Deiana

Presidente di CONFASSOCIAZIONI e ANPIB (Associazione Nazionale Private & Investment Bankers), è considerato uno dei maggiori esperti di economia della conoscenza e dei servizi finanziari e professionali in Italia. Manager di primari gruppi bancari nazionali e internazionali, docente universitario, è autore di numerose pubblicazioni in campo economico/finanziario, Fra le sue ultime opere, “Rilanciare l’Italia facendo cose semplici”, Giacovelli Ed. (2018), “La rivoluzione perfetta”, Mind Ed. (2014), “Il capitalismo intellettuale, Sperling & Kupfer (2007), “Il futuro delle associazioni professionali” (2010), “Come fare soldi nei periodi di crisi” (2012), “Associazioni Professionali 2.0” (2013), tutti pubblicati con il Gruppo 24 Ore. Attualmente è Consigliere Delegato di Scudo Investimenti SGR.

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