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La leadership logico-razionale

La razionalità ha perso il suo appeal da diverso tempo, pur rimanendo alla base di tutte le nostre attività di ricerca e sviluppo scientifico e tecnologico. La ventata New Age, partita negli anni ’70, ha vissuto derive incontrollate che ci hanno portato dagli anni ’90 a vivere la contraddizione di essere, ad un tempo, fruitori compulsivi di tecnologia e sognatori di un recupero spirituale di valori emozionali e a-razionali.

Questo clima culturale non poteva non toccare anche gli ambiti delle dottrine aziendalistiche, con particolare riguardo ai modelli di leadership, con il risultato che si sono proiettati paradigmi comportamentali del tutto slegati dalla realtà e completamente autoreferenziali, a tutto beneficio di ambienti accademici totalmente avulsi dalla realtà della quale disquisivano.

Intendiamoci, l’aver portato in azienda il valore della dimensione emotiva ha comportato un recupero fondamentale della visione umana nelle relazioni di lavoro, ampliando una prospettiva riduzionista, che relegava i rapporti di lavoro al puro riflesso delle gerarchie interne. Ciò che non mi convince, è questa presunta incompatibilità tra logica e recupero della dimensione umana, che, al contrario, è esattamente la premessa irrinunciabile (e razionale) per rivalutare la dimensione emozionale, acuendo una consapevole capacità empatica, che non potrebbe essere recuperata senza un riordino razionale delle proprie facoltà cognitive.

Comunque, questa premessa ha il puro scopo di introdurre lo stile di leadership cui mi ispiro: la leadership logico-razionale. Chiariamo un punto: leader razionale non si nasce, si diventa. Si tratta di sviluppare, amplificandola, la propria razionalità, imparando a metterla in relazione con la propria attività di leader.
Come si riconosce un leader razionale?

  • Ha imparato a essere un pensatore analitico, ossia è in grado di scomporre la realtà in dati, che utilizza come spunti per ulteriori indagini e approfondimenti, alla ricerca dei fattori “atomici” comuni che sottendono alla realtà multiforme;
  • ha imparato a essere sintetico, ossia a ricondurre il frutto delle sue analisi ad una visione unitaria, ricomponendo i fattori “atomici” in costruzioni molecolari, sino a ricostruire gli elementi organici;
  • ha imparato a cogliere i modelli che “stanno dietro” agli eventi e li riconosce e gestisce, se del caso, modificandoli;
  • ha imparato a essere un leader giusto e corretto, che non tradisce la coerenza dei fatti e non si lascia influenzare dai propri stati emotivi.

I quattro punti precedenti non fanno cenno alla dimensione emotiva, ma inevitabilmente la includono. Non a caso ogni punto è introdotto da “Ha imparato…”, proprio per sottolineare che si tratta di un processo di ampliamento cognitivo della propria dimensione razionale, non di un percorso di disumanizzazione. Anzi, di seguito elenco gli effetti collaterali che un processo di questo tipo può ingenerare e che vanno subito arginati.
Un leader razionale può:

  • diventare intollerante verso chi impiega più tempo a capire e a cogliere la logica degli eventi;
  • muoversi troppo velocemente rispetto ai propri collaboratori e non curarsi di accompagnarli, coinvolgendoli;
  • diventare freddo, distaccato, insensibile e meno disponibile al dialogo.

Un leader razionale è tale perché utilizza la logica e non perché la eleva a unico criterio di valutazione delle cose e degli altri, se non altro perché sarebbe illogico. La razionalità ci impone di considerare (anche) gli aspetti emotivi che condizionano noi e gli altri e, in virtù di questa consapevolezza, modulare i propri comportamenti e la propria comunicazione. Quindi, che caratteristiche deve avere un leader razionale?

Autorevole

Un leader razionale è sicuro di sé, non perché si creda infallibile, ma perché crede nel suo metodo. È coinvolgente e stimola i propri collaboratori con l’autorevolezza delle sue argomentazioni. Un leader razionale conquista la stima delle persone che lo/la circondano perché spiega sempre il suo pensiero, non limitandosi ad impartire ordini. Pone l’accento sugli obiettivi e lascia che le persone scelgano liberamente come raggiungerli.

Democratico

Un leader razionale è interessato alle opinioni altrui e le valuta con lucidità, senza pregiudizi. Coinvolge gli altri perché sa che è illogico non avvalersi del potenziale razionale e, perché no, intuitivo della propria squadra. Crea un ambiente partecipativo e collaborativo, nel quale ognuno possa esprimersi al meglio.

Stimolante

Un leader razionale pervade l’ambiente nel quale lavora di positività e fiducia. Crede nel proprio metodo e lo diffonde con fiducia e generosità, coinvolgendo i propri collaboratori in un clima che mantiene sempre alto l’umore. Ogni persona si sente inclusa in questa dinamica e, per questo, dà il meglio di sé.

Coach

Un leader razionale sviluppa le capacità delle persone che lavorano con lui/lei. Sa che ogni persona ha un potenziale inespresso, che sarebbe irrazionale non sviluppare. Accompagna le persone in un percorso di crescita, offrendo la propria disponibilità in modo aperto e generoso.

Logica e razionalità ci hanno reso ciò che siamo come specie, con tutti i limiti che ancora non abbiamo superato ma anche con tutti i benefici di cui ci gioviamo quotidianamente. Un leader, cioè qualcuno che deve saper guidare altre persone verso un obiettivo, ha il dovere di sviluppare la propria razionalità, senza per questo dimenticarsi della preponderante componente emotiva che ci caratterizza e che ci permette di cogliere ancora il “bello” dietro i freddi calcoli della scienza.

 

Articolo a cura di Giuseppe Andò

Giuseppe Andò svolge dal 2000 la professione di C-level & Executive Coach. La sua formazione lavorativa e professionale concilia l’esperienza vissuta al vertice di alcune delle più importanti multinazionali dell’editoria e della comunicazione (General Manager McGraw-Hill, General Manager Pearson), con la fondazione e direzione delle prime realtà strutturate in Italia per l’executive coaching (Studio Income srl, Fineo srl). Nel 2017 consegue tutte le certificazioni MG Sakeholder Centered Coaching e dal 2019 è coach associato Marshall Goldsmith. Dal 2018 è Board Member di EMCC Italia (European Mentoring and Coaching Council). La sua formazione scolastica e universitaria concilia i valori umanistici (liceo classico e laurea in filosofia a indirizzo epistemologico - Milano) con le necessarie competenze tecniche specifiche (laurea in economia indirizzo aziendale - Bologna).

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