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Comunicare, ben oltre il parlare o fare spot

La comunicazione olistica approccia una enorme varietà di situazioni comunicative e concetti correlati alla comunicazione umana, cercando di coglierne il “tutto” e non la semplice somma delle parti.

Alcuni concetti fondamentali sono concentrati attorno al tema degli archetipi del comunicatore, e del ricevente. Quando tieni una riunione ti senti come un “eroe”, un “condottiero”, uno “scienziato”, un joker, un afflitto e succube degli eventi? Quale di questi stati predomina? Cosa ti succede dentro mentre comunichi e interagisci?

Altri temi importanti in un approccio olistico alla comunicazione

  • ascolto emotivo e sensibilità emotiva. Riesci a capire quando un tuo collaboratore o familiare è giu o su di morale e cambiare il tuo modo di porti?
  • ascolto dei dati. Riesci a lavorare bene con numeri e quantità?
  • chiarezza e precisione del linguaggio. Quando parli, pensi di essere chiaro e preciso o a volte confuso e prolisso. Se tieni una riunione, la gente se ne esce con le idee chiare sul da farsi o con la faccia di chi non ha capito niente e non sa cosa fare?
  • attenzione selettiva. Sai a cosa rivolgi la tua attenzione e riesci a dirigerla, o ti capita di vagare su aree, pensieri o cose che ti “portano via” magari senza accorgertene?
  • Bioenergetica, corpo e comunicazione, come lo stato fisico corporeo e di benessere fisico influisce sulla nostra comunicazione. Quanto cambia la tua comunicazione quando sei rilassato o quando sei stressato? Con che conseguenze per te? Con che conseguenze negli altri?
  • climi e atteggiamenti nei gruppi. Riesci a “sentire” che aria tira in un ufficio, in azienda, in casa?
  • codici comunicativi. Sai essere poetico quando serve, assertivo quando serve, intellettuale, ingegneristico, ottimista, pessimista, analitico quando serve o emozionale quando serve. Riesci a cambiare i tuoi codici comunicativi in base alle situazioni e a come cambiano i contesti? Può sembrare uno “snaturarsi”, ma è il contrario. Cosa succede se ad un funerale non ti riesce di adottare un codice comunicativo “sobrio”? Cosa succede se mentre progetti il futuro con il tuo compagno o compagna, lo fai in modo unicamente “amministrativo” e non c’è spazio per le emozioni? Cosa succede quando un’azienda opera solo a livello di dialoghi quantitativi e nessuno riesce a comunicare sul piano dei valori che vogliamo trasmettere ai clienti e ai collaboratori?
  • comunicazione e potere. Ci sono persone a cui il potere da alla testa, e iniziano ad abusarne con comunicazioni arroganti e inutilmente boriose o aggressive. Altri ne fanno un uso saggio e riescono a continuare ad ascoltare, quando parlano lo fanno per motivare o trasmettere informazioni utili, sanno essere assertivi quando serve, sanno parlare al cuore quando serve, o alla ragione quando è il caso, ma soprattutto fanno del potere uno strumento e non un fine ultimo, e questo, si vede, si respira, si percepisce.
  • comunicazione persuasiva. Convincere le persone, catturare l’attenzione, spostare le convinzioni, informare in modo tale da alterare equilibri difficili da scalfire, o cambiare mappe mentali. Persuadere significa non tanto ottenere un “si forzato” ma cambiare alcune delle credenze di fondo che le persone usano per decidere, e questo richiede abilità ingegneristiche, perche le mappe mentali che muovono il comportamento sono soprattutto quelle inconscie e subconscie, di difficile accesso
  • comunicazione polisensoriale. Non parliamo solo con le parole. Ci possiamo esprimere con gesti, simboli, immagini, e tanto altro. A nostra volta siamo sensibili ai toni della voce oltre che alle parole, siamo sensibili agli odori, al tatto, al gusto, e persino, quando i sensi sembrano spenti, riusciamo a percepire il nostro respiro, il nostro corpo e il suo movimento (propriocezione). Alimentare queste capacità è determinante per rendere le persone più capaci e migliori
  • concentrazione mentale e comunicazione. Non c’è niente di peggio che parlare ad una persona sconcentrata e disattenta. Allo stesso tempo, noi stessi siamo persone sgradevoli (anche se non ce lo dicono), quando ascoltiamo in modo distratto o interrompiamo o abbiamo la testa immersa in tutt’altro tranne che ascoltare chi sta cercando di dirci qualcosa. Una ottima concentrazione mentale su cosa voglio trasmettere, perchè, a chi, e che effetti voglio produrre, è una ricetta comunicativa fondamentale, e precede la comunicazione stessa. E’ puro stato mentale interno, che si riflette poi verso l’esterno e verso chi ci ascolta e osserva.
  • entropia dell’informazione. L’entropia è il grado di caos di un sistema, per cui possiamo avere ambienti comunicativi estremamente entropici, ospedali e uffici con indicazioni decisamente incomprensibili e labirinti comunicativi. Lo stesso accade quando leggiamo un testo dove “non si capisce niente”, come una legge o decreto o atto pubblico scritti in “burocratese” che sembrano fatti apposta per non essere capiti da nessuno. Lo stesso vale per spot pubblicitari di cui non si capisce il senso, per testi aziendali da cui non si coglie il messaggio di fondo, sino ai “semplici” manuali d’uso incomprensibili.
  • entropia della relazione. Chi sono io per te? E tu per me? Amico/a, collega, confidente, confessore, amante, compagno/a, capo/a, vittima, carnefice, socio, compagno di avventura, “maestro”, amico/a del cuore, o “anti-noia”? E se soci, chi è di minoranza e chi di maggioranza non tanto sulla carta ma sul piano psicologico? E la pensiamo allo stesso modo sulla nostra relazione? Meno una relazione è entropica meglio è. L’entropia relazionale può diventare confusione dei ruoli, persino abuso strategico di un ruolo per ottenere altro. Può essere non voluta, come nel caso in cui i genitori chiedano ai figli di “esserci”, ma un conto è dare affetto, e l’altro è fare i badanti, sono ruoli molto diversi ed è facile confonderli. Quando vi è entropia nella relazione, i rapporti si deteriorano e si crea uno stress relazionale tremendo che sfocia poi in litigio e persino in malattia, vera e propria malattia da stress.

Daniele Trevisani, pioniere italiano negli studi sulla Comunicazione e Fattore Umano, Formatore Senior, è stato insignito del premio Fulbright (Governo USA) per le sue ricerche sulla comunicazione interculturale e comunicazione internazionale

Opera come formatore e coach dal 1987 iniziando come Lecturer in Semiotica e Comunicazione presso la University of Hull (UK).

Specialista in Coaching e Mentoring, scrittore, laureato con Lode in DAMS, indirizzo sperimentale in Comunicazione, specializzatosi con onori accademici negli Stati Uniti conseguendo il Master in Communication alla University of Florida (USA).

Oltre  20.000 ore di training tenuti in aziende e organizzazioni, coaching internazionale e 10 pubblicazioni ne fanno tra i principali esperti e Senior Trainer europei in diverse aree della comunicazione, psicologia e potenziale umano. Le sue ricerche spaziano dalla psicologia e comunicazione operativa in ambienti ad alto rischio, al crisis management, fino alla leadership e alle neuroscienze e la comunicazione interculturale.

Ha operato come formatore, coach, Training Manager e speaker per istituzioni quali le Nazioni Unite, in 10 Master Universitari e Business Schools, in oltre 200 aziende Europee, in azioni di formazione mirata di High Potentials, sino al Coaching Senior per Comandanti di Navi, Comandanti di Missioni ONU, Amministratori Delegati e Top Manager di imprese tradizionali e tecnologiche, ed Istituti di Ricerca. Dirige le attività di www.studiotrevisani.it e le relazioni con consulting internazionali presso www.danieletrevisani.com

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