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Rivoluzione 5.0 nel Facility Management – un approccio resiliente nella gestione delle strutture e del territorio

Nuovi spazi, nuovi modelli sociali, nuove infrastrutture, necessitano di una rimodulazione della catena dei valori.

Una rivoluzione che vedrà i Facility Manager, tra gli attori dell’innovazione, passare dal ruolo di riorganizzatore a seguito dei processi lenti d’innovazione, spesso assenti, in motore trainante. Quello che per decenni è stato difficoltoso trasmettere, nonostante la finanziabilità del processo, oggi sono una indispensabile e urgente necessità.

Il Facility Manager è la figura che deve avere la visione d’insieme nella gestione di una infrastruttura e tutto ciò che contiene e si correla, in grado, come per il Business Analyst, coordinare tavoli complessi a cui invitare tutti gli stakeholder e competenti necessari. Una figura che, indipendentemente dalle dimensioni della struttura (condominio, edificio industriale, resort, residence, ospedale/RSA, quartiere, Comune, Regione, nazione, continente o intero pianeta), dovrà utilizzare le medesime procedure, coinvolgendo al tavolo figure commisurate alla dimensione.

Una figura fondamentale per affrontare questa nuova rivoluzione socioeconomica, che disponga della giusta dose di umiltà per ascoltare i componenti dei tavoli, che apporti le sue competenze in uno degli ambiti (manageriale, architettonica, tecnologica, sanitaria, ecc.), che abbia le soft skills per affrontare la necessaria resilienza, che abbia una visione d’insieme, sistemica e generalistica (come ribadiva Jeremi Rifkin). Skills che erano già state individuate con l’idea, mai applicata, di integrare nelle amministrazioni pubbliche un sociologo. Sociologi che oggi risultano le figure più pragmatiche da ascoltare nei numerosi talk show e che ha visto, in rare Università, la nascita di cattedre in “Sociologia delle Tecnologie”.

Compito del Facility Manager è, coinvolgendo tutti gli stakeholder, coordinare la progettazione e la conduzione del bene e delle sue tecnologie, per gestire l’intero organismo, dalle infrastrutture edili, alle aree di lavoro, alle mense, alle aree sanitarie, ai parcheggi, alle aree verdi, al capitale umano. Complesse tecnologie di controllo degli spazi e degli accessi, che produrranno dati da elaborare in locale e in Cloud, sia individualmente che in reti di infrastrutture, in continua iterazione con partner e stakeholder esterni (amministrazioni pubbliche, fornitori di servizi, strutture sanitarie, ecc.).

In assoluto, potremmo definire “Madre Natura” il più grande Facility Manager. Un grandissimo Facility Manager, Leonardo da Vinci, nella sua evoluzione verso le attività architettoniche, quali la “Città Ideale” (Leonardo urbanista: il progetto della città ideale) e le infrastrutture urbane, poneva alla base l’osservazione di quanto fatto da Madre Natura e la sua efficiente fruibilità complessiva.

La nuova rivoluzione 5.0 in corso ha accelerato la necessità di queste competenze che dovrà comportare nuovi modelli. Modelli che erano già oggetto di studi e ricerca, anche condotti direttamente, da decenni, rientranti nei progetti avviati nel 2016 con numerose Università con il nome smart working che, per la sua difficile comprensione, fu variato in smart innovation.

Facility con visione d’insieme e proiettata al futuro, con forte resilienza, che dovrebbe vedere la nascita di una società in cui:

  • la tecnologia sia di supporto alla vita quotidiana;
  • la tecnologia incrementi la produttività e consenta di ridurre le ore lavorative del 50%;
  • oltre il 70% delle ore lavorative siano in Smart Working;
  • lo Smart Working permetta di ridurre la mobilità e l’impatto sull’ambiente;
  • la ridotta mobilità e il ridotto impegno lavorativo generino tempo per la famiglia, gli hobby e la crescita culturale;
  • la ridotta mobilità accresca la permanenza in borghi e piccoli centri;
  • la ridotta concentrazione in metropoli favorisca la nascita di servizi locali, anche legati al tempo disponibile e alla qualità della vita, favorendo anche l’ultimo miglio.

Al riguardo si veda, su YouTube, “Orizzonti urbani”.
Già nel mio libro (Energie Rinnovabili e Domotica – FrancoAngeli), venivano riportati i corretti processi di pianificazione delle infrastrutture tecnologiche e un capitolo dedicato alle Utenze Deboli.

La risposta alla domanda “perchè dovrei necessitare di acquisire competenze e metodi di Facility Management per l’ambito sanitario?” si evince da quanto avvenuto durante l’attuale crisi, e oggetto delle indagini della magistratura.

Penso che ogni essere umano, che abbia una minima coscienza, preferirebbe vivere sotto i ponti piuttosto essere stato il direttore/funzionario o proprietario di strutture sanitarie e RSA, dovendo convivere con i morti che ha causato con l’incompetenza nella gestione, con la presunzione di sapere, o peggio, averla gestita per il solo profitto, come evidenziato dal recente servizio di Report.

L’improvvisata gestione e direzione è stato il principale alleato delle morti di questa pandemia, che andava preventivamente affrontata collaborando con le Università nell’Innovazione e nella Ricerca. In particolare per le RSA che disponevano di risorse economiche per sperimentare e innovare. Purtroppo, l’incompetenza porta a una visione miopica. Questi i temi che da oltre 30 anni cerco di trasmettere, dalle prime ricerche in Domotica alle cattedre in Università di Urbino, in alcuni casi con ottimi risultati (refertazione vocale di Casa Sollievo della Sofferenza, progetto Health at Home) ma, nel caso delle RSA, le strutture che maggiormente necessitano hanno mancato, e continuano a mancare, le opportunità che abbiamo ricondotto anche nel progetto Smart Innovation (avviato nel 2016 e integrato nel progetto LIFE 4.0), da cui estraggo alcuni dei benefici per gli attori esaminati in Università:

Case per anziani

  • finanziare la sperimentazione di tecnologie telematiche per la gestione e acquisizione di nuova clientela;
  • finanziare lo sviluppo della propria struttura nell’erogazione dei servizi agli ospiti (arredi, tecnologie sanitarie, cobot, monitoraggio, alimentazione, ecc.), attraverso la correlazione a progetti di ricerca universitaria;
  • finanziare lo sviluppo delle piattaforme di gestione interne e web;
  • finanziare l’efficientamento energetico e di gestione della struttura;
  • finanziare l’organizzazione di eventi divulgativi;
  • finanziare l’abbattimento delle barriere architettoniche;
  • finanziare la formazione del personale interno e dei tecnici collegati.

Il mio maggior timore deriva dall’incapacità di apprendere e, superato l’evento, gli stessi miopi, attribuiranno ad altri le loro colpe e non avranno imparato nulla. Affronteranno il futuro attendendo nuove, probabili, criticità perseguendo nelle loro incompetenze. La mia nonna, da piccolo, mi diceva sempre: “chi più sa meno capisce!”.

Nuovi modelli sociali che, nei prossimi anni vedranno l’integrazione di tecnologie già disponibili nei laboratori, che necessitano di divulgazione, e vedranno la diffusione e l’avvio di nuovi modelli di Retail 5.0 (approfondimenti nel Cap. 7 del libro Progettare e Condurre l’Innovazione Sostenibile).

In organismi complessi occorre concentrare l’attenzione sul controllo sin dalle fasi di progettazione, per tutta l’intera vita della struttura, adattandola e sviluppandola, immaginandola un “clone virtuale”, che vive parallelamente a quello reale. Questo il contenuto delle piattaforme BEEC (BIMEAMERPCMMS), in sperimentazione nei progetti di cui al capitolo “BEST PRACTICES” e “SMART BUILDING ORGANISM“, monitoraggio costante dei flussi e analisi previsionale, attraverso l’integrazione di tecnologie AI e Big Data Analysis, non solo per la progettazione ma anche per gestire efficientemente la prossimità, con particolare attenzione al retail e alla sanità.
Dalle ricerche si evincono settori in cui maggiore è la spinta verso l’innovazione, come il Fashion, che dovranno rivoluzionare le loro show room, integrando analisi emozionali alla modulazione dell’immersività sensoriale, anche attraverso applicazione di tecnologie olfattive, tattili e VR (Virtual Reality).

Il Facility Manager dovrà coordinare tavoli complessi, strutturando le necessarie sinergie ed individuando idonei stakeholder. per soddisfare le esigenze generate da questa nuova rivoluzione in corso che, nei prossimi anni o solo mesi, vedrà l’integrazione di tecnologie già disponibili nei laboratori che necessitano di divulgazione.

Un tema fondamentale per la nostra attuale società, che ostava l’applicazione di tecnologie 4.0, oggetto di studi, sul “contatto umano”.
Difatti, si stava assistendo a iniziative rivoluzionarie:

  • IKEA che riapre i punti vendita in città, dai grandi spazi espositivi alla prossimità in piccoli spazi e virtualizzazione della logistica;
  • Amazon che acquisisce catene commerciali, dalla totale virtualizzazione a nuovi spazi reali automatizzati.

Filo conduttore il “contatto”, proprio quel contatto che in questa emergenza – e, ritengo, nei prossimi modelli sociali – verrà associato a contagio: poche lettere che fanno un’enorme differenza.

Le tecnologie 4.0, in relazione a quelle poche lettere, dovranno considerare altri fattori ambientali dando il via a nuovi modelli e nuove tecnologie 5.0. Una nuova rivoluzione, se così si è definita quella 4.0, che in realtà può essere definita “un continuo processo d’innovazione” per gli addetti ai lavori ma percepita tale solo da chi confonde innovazione con fantascienza.

Occorre, dalla conoscenza del consumatore alle soluzioni tecnologiche, valutare i fattori abilitanti. Il consumatore digitale diviene sempre più rilevante e bisogna procedere ad approfondite analisi per proporre soluzioni attrattive e conformi alle sue esigenze. Occorre concentrarsi sul Content Journey e non sul Customer Journey.

Gli effetti dell’innovazione, accelerati da questa rivoluzione in corso, impatterà le attività di Marketing che subiranno forti innovazioni nelle infrastrutture telematiche che, anche se non di diretta competenza del Facility Manager, vedrà ampliare la complessità dei tavoli, coinvolgendo nuovi stakeholder necessari per la Digital Facility. Infrastrutture, anche se virtuali, complesse e fondamentali, per le quali la responsabilità gestionale del Facility Manager dovrà assicurare l’efficienza e la sicurezza applicando le procedure previste dalle attività di una corretta Facility.

Il retail risulterà trainante, conquistando un ruolo che lo relegava in secondo piano nell’innovazione e risulterà fondamentale per avvicinare la ricerca tecnologica agli utenti.

Nel progetto – nato prima dell’attuale emergenza – Smart Innovation erano stati individuati ruoli specifici per aziende che disponevano di show room, da cui estraggo alcuni dei benefici previsti per:

Aziende del retail/centri commerciali/showroom

  • finanziare la sperimentazione di tecnologie telematiche per la gestione e acquisizione di nuova clientela;
  • partecipare allo sviluppo di piattaforme BIM (Building Information Modelling);
  • finanziare lo sviluppo della propria struttura;
  • finanziare lo sviluppo di aree espositive, contenenti le proprie eccellenze e quelle oggetto della ricerca;
  • finanziare l’organizzazione di eventi divulgativi;
  • finanziare la formazione del personale interno e dei tecnici collegati (architetti, consulenti, tecnici, ecc.).

Alberghi/ristoranti/spa e Centri benessere

  • finanziare la sperimentazione di tecnologie telematiche per la gestione ed acquisizione di nuova clientela;
  • finanziare lo sviluppo della propria struttura;
  • finanziare le produzioni di servizi legati alla ristorazione;
  • acquisizione di know how su temi legati all’alimentazione e cura del corpo, attraverso la correlazione a progetti di ricerca universitaria;
  • finanziare lo sviluppo delle piattaforme di gestione interne e web;
  • finanziare l’efficientamento energetico e di gestione della struttura;
  • finanziare l’organizzazione di eventi divulgativi;
  • finanziare l’abbattimento delle barriere architettoniche;
  • finanziare la sperimentazione di tecnologie per il benessere e la cura del corpo;
  • finanziare la formazione del personale interno e dei tecnici collegati (architetti, consulenti, tecnici, ecc.).

Un tema che gli interlocutori ritenevano futuristico e oggi si rivela un’esigenza impellente.

Un’emergenza che cambierà i modelli di retail attuali, come evidenziato anche dagli Osservatori del Politecnico di Milano. Riorganizzazione degli spazi e della logistica, ma anche nell’approccio consulenziale ed esperienziale, che dovrà espandersi nel virtuale. Social Commerce specializzati, con contenuti correlati ai prodotti, ma anche show room virtuali in grado di trasmettere tutti i sensi e generare esperienze immersive.

Il Facility Manager, in questa rivoluzione, riveste un fondamentale ruolo, per tutto ciò che esiste, o si adatta/realizza al servizio di ciò che ha già vita, nel processo d’innovazione, in stretta correlazione con gli altri attori, coordinando il lavoro degli esperti ICT e in collaborazione con gli HR, finalizzati alla valutazione di strategie organizzative, e la corretta conduzione di un Business Analyst, per sviluppare nuovi modelli organizzativi, quali lo Smart Working.

L’innovazione genera opportunità ma produce complessità; e le aziende, ma anche gli enti, necessitano di Facility Manager in grado di partecipare alla definizione delle strategie, interfacciando ogni settore dell’azienda e i relativi top manager, disponendo/coinvolgendo le competenze trasversali in grado di intelocuire con tutti gli stakeholder, che dispongano di conoscenze su quanto l’innovazione può, e potrà, fornire, ponendo particolare attenzione al settore core dell’organizzazione in cui opera, con le sue specifiche esigenze, tecniche e normative, e alle tecnologie ICT-IoT che, in questa rivoluzione in corso, diverranno sempre più elemento distintivo e competitivo: Digital Facility, in grado di affrontare le criticità legate alle infrastrutture ed alla sicurezza, nella rivisitazione degli spazi fisci degli uffici affinchè ci sia una “estensione digitale” che permetta alle persone remote (colleghi o persone esterne all’azienda, clienti, fornitori…) di essere coinvolte facilmente nelle decisoni, come se fossero presenti di persona alle riunioni in ufficio. Il software che permette di collaborare dai propri strumenti personali (laptop, smartphone, tablet) ovunque ci si trovi. Questo software deve abilitare la chat di gruppo persistemte (il mondo consumer ci ha insegnato l’esperienza Whatsapp), ma anche la telefonia (softphone) e la videocomunicazione realtime, garantendo la sicurezza e la compliance dei dati necessari nel mondo Enterprise. L’email non è più sufficiente per un contesto di vero Smart Working. Il Cloud, che oggi permette la distribuzione di questi strumenti in modo rapido, scalabile e apre interessanti scenari grazie all’integrazione dell’Intelligenza Artificiale.

Questa rivoluzione genererà un’accelerazione della sperimentazione e della ricerca, attuati con difficoltà nonostante i finanziamenti previsti per l’innovazione delle show room, accelerando le ricerche olfattive, che oggi dovranno coniugarsi con l’aria e l’ambiente.

Aree in cui saranno presentate nuove tecnologie in grado di generare l’ambiente personale, derivante dall’analisi dello stato emotivo ed in grado di risvegliare i nostri ricordi, un progetto di ricerca che coinvolge docenti e ricercatori universitari di importanti università europee (Psicologià, Domotica, Illuminotecnica, Telecomunicazioni, Intelligenza Artificiale, Big Data, Design industriale, Arte Moderna, Sensoriale/Olfattiva), finanziabili per lo loro attività sperimentale. Tecnologie, quali Lo Scrigno dei Ricordi”, relativamente a nuovi prodotti da rendere visibili nelle show room, applicabili in:

  • abitazioni private, per le quali è prevista la produzione di un contenitore artistico, personalizzabile attraverso la stampa 3D, in grado di riprodurre immagini, video (entrambe sia su schermo che proiettori VR) e le essenze correlate alla capacità dell’apparecchio. Quindi principalmente riprodurre filmati e sensazioni olfattive legate al ricordo, ma anche correlate a trasmissioni televisive o programmazione di ambienti (aromoterapia) per gli obbiettivi prefissi (relax, eccitazione, appetenza, ecc.);
  • sale conferenze in uffici/terziario/incubatori, in questo ambito il contenitore sarà standardizzato in un cubo, il cui utilizzo sarà correlato alla creazione di un ambiente consono agli argomenti trattati, nonché generare nuove sensazioni immersive durante la proiezione di filmati;
  • Spa, anche in questo caso il contenitore sarà un cubo, ma, per le salette individuali, sarà valorizzata la produzione luminosa per abbinare la cromoterapia. Sempre nelle salette individuali, grazie alle tecnologie sensoriali e le analisi facciali, sarà possibile, con l’ausilio di algoritmi AI, pianificare automaticamente in relazione agli obbiettivi programmati (relax…);
  • musei, i quali fortemente spinti verso l’innovazione tecnologica, anche supportata da importanti risorse finanziarie pubbliche, saranno tra i primi obbiettivi del progetto, anche in relazione alle risorse da destinare allo sviluppo dello stakeholder coinvolto. La tecnologia vedrà l’applicazione in salette, che prioritariamente focalizzeranno l’attenzione su soggetti con disabilità, in cui a supporto di tecnologie VR (Realtà Virtuale) o di proiezione o di gamification, interverrà la generazione sensazioni olfattive per ricreazione di ambientazioni per esperienze immersive;
  • sale cinematografiche, la tecnologia sarà a supporto delle avanzate infrastrutture audio video presenti nelle sale, generando sensazioni olfattive correlati alle scenografie, che un operatore potrà opportunamente adattare e personalizzare;
  • emittenti televisive, considerando l’elevata diffusione di trasmissioni legate alla cucina, è prevista la possibilità di fornire ai produttori televisivi e cinematografici di apposite piattaforme per la registrazione di una “traccia olfattiva” da trasmettere alle apparecchiature presenti nelle abitazioni;
  • centri cura/anziani, in essi saranno convogliate tutte le funzionalità, sia per l’intrattenimento che per fini terapeutici. Una particolare attenzione, oggetto della ricerca delle università piemontesi, verterà sui ricordi in correlazione ad alcune specifiche patologie e in particolare le malattie senili (Alzheimer, Parkinson);
  • istituti di assistenza e formazione per utenti con disabilità (ipovedenti, autistici, ecc). Il prodotto, verticalizzando ed ibridando i sistemi di controllo già previsti per le aree meeting, le sale cinematografiche e i centri di cura, permetterà di fornire tecnologia/servizi di supporto ai docenti, valorizzando e supportando alcuni sensi. A titolo esemplificativo e non esaustivo, sarà possibile visualizzare testi per soggetti ipovedenti, creare l’ambiente ideale per soggetti nello spettro autistico (anche attraverso il supporto al docente dato dall’analisi emotiva), assistere nella visione o lettura utenti con deficit acustici o visivi.

Ma anche spazi con tecnologie per analizzare l’emotività generata da aromi per realizzare specifiche profumazioni d’ambiente, che siano correlate a percezioni inconsce.

Il negozio del futuro tra innovazione, omnicanalità e nuovi significati.

In ragione di tale crescente centralità, la figura del Facility Manager è oggetto di Corsi di Alta Formazione dettagliati presso la Smart Innovation Academy.

 

Articolo a cura di Michele Piano

Michele Piano (m.piano@laboratoriosostenibilita.ch), Progettista e Docente di Master in Business Analysis e Facility Management. Business Analyst in progetti internazionali di Ricerca e Sviluppo Sostenibile.
Plurilaureato, Formazione avanzata e master in M&A, Legislazione Informatica, Business Analysis e Sustainability Facility Manager. Progettista e Docente in Corsi Universitari e Master, di Informatica, Domotica e Sostenibilità. Direttore in Progetti di Ricerca. Membro di Comitati Scientifici sui temi Domotici, Energetici e della Sostenibilità. Direttore di Centro Studi sulla Sostenibilità. Direttore e Business Analyst, dal 1986, in progetti Europei di Domotica, Automazione, Energia da Fonti Rinnovabili, Edilizia sostenibile, Social Housing, Smart cities, Ambiente, Health ed HR.

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