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Organizzazioni & Sostenibilità: a che punto siamo

Introduzione

Il mondo intero è interessato da un’inedita attenzione alle tematiche di sostenibilità. È aumentato l’interesse generale su programmi post Covid-19 di “Ripresa verde” e “Ricostruire meglio” per riavviare l’economia mondiale con iniziative di sostenibilità.

Un numero sempre maggiore di organizzazioni ha dovuto rivedere i propri processi, prodotti e servizi per renderli più sostenibili in modo tale da soddisfare le richieste di clienti e di consumatori sempre più attenti a tali tematiche.

Solo per fare un esempio, da uno studio effettuato – a livello di 12 Paesi europei e pubblicato lo scorso marzo 2021 – da DS SMITH (società di imballaggio) e società di sondaggi IPSOS MORI si evince che i consumatori prediligono quelle aziende che si preoccupano di costruire un mondo più sostenibile e sono disposti a rinunciare ad acquistare quei marchi che, ad esempio, non garantiscono un imballaggio sostenibile.

Si tratta di un processo non privo di sfide e cambi di paradigma, ma che può generare nuove opportunità e soprattutto contribuire al conseguimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 e salvaguardare il Pianeta.

Sostenibilità in Italia: a che punto siamo – Ricerca EY “Seize the change: futuri sostenibili”

Anche nel nostro Paese è in atto una transizione sostenibile ed in quest’ottica va interpretata la creazione, lo scorso giugno 2021, del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili che si propone di attuare una mobilità sostenibile per una migliore qualità della vita delle persone e delle attività delle imprese, interconnettendo e valorizzando i diversi territori. Sempre in quest’ottica, inoltre, è stato concepito il cosiddetto PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) che può contare su fondi resi disponibili dal Next Generation EU Fund e sta fornendo importanti incentivi su una serie di investimenti che consentiranno di rendere il nostro Paese migliore per le generazioni future. Oltre al digitale, gran parte degli stanziamenti sono, infatti, dedicati all’ampio tema della sostenibilità.

In occasione dell’ultimo EY Sustainability Summit, tenutosi lo scorso febbraio 2021, è stata presentata la Ricerca EY “Seize the change: futuri sostenibili” che fornisce una fotografia sull’integrazione della sostenibilità nelle aziende nazionali, facendo particolare riferimento ai piani strategici, ai cambiamenti climatici, alla finanza sostenibile, all’economia circolare e alla mobilità.

La ricerca si basa su un campione di più di 260 aziende italiane di diversi settori. In particolare, sono state intervistate 62 aziende mentre le rimanenti 201 sono state analizzate in termini di dichiarazioni non finanziarie. Ne è emerso un quadro da cui si evince come le organizzazioni stiano aggiornando le proprie strategie in termini di sostenibilità a fronte del processo di transizione accelerata verso la ripresa post Covid-19. In particolare, molte aziende stanno mettendo in atto azioni atte a ridurre la CO2 e progredire nel conseguimento dell’obiettivo zero emissioni.

La ricerca conferma una maggiore sensibilità delle organizzazioni – anche se non ancora del tutto strutturata. Ovvero: il 70% delle imprese ha previsto un piano di sostenibilità e relativi obiettivi, mentre il 39% ha formalizzato target quantitativi e solo il 23% e ha definito tempistiche di raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Inoltre, il 50% delle aziende (+18% vs. 2018) fornisce una descrizione qualitativa e/o quantitativa del proprio piano di sostenibilità, mentre il rimanente 50% non presenta alcun piano o si limita a fornire una breve descrizione su alcuni aspetti.

Un numero indicativo di ritaro strutturale è rappresentato dalla percentuale del 17% di aziende con un piano associato agli obiettivi di sviluppo sostenibile definiti dall’Onu che negli ultimi anni è rimasta invariata.

Sempre dalla ricerca risulta che, per il 23% delle aziende, la pandemia non impatterebbe sui piani di sostenibilità. Il 44% ritiene, invece, che nel breve periodo si potrebbe assistere ad un ridimensionamento in alcuni ambiti delle iniziative di sostenibilità, seguito poi da una progressiva ripresa a regime.

Il rimanente 33% di aziende ritiene invece che il mutato scenario scaturito dalla Covid-19 accelererà una transizione verso modelli maggiormente sostenibili, oltre a stimolare una modifica degli obiettivi di sostenibilità.

Le tematiche su cui si focalizzano le aziende italiane all’interno dei piani di sostenibilità delle aziende risultano essere principalmente le seguenti:

  • Impegno al cambiamento climatico – Le aziende devono soddisfare le esigenze dei vari stakeholder in termini sostenibilità nel breve termine. Ciò implica una Leadership inclusiva che sia in grado di raggiugere gli obiettivi e, al contempo, promuovere la crescita e garantire valore nel lungo termine. A conferma di ciò il fatto che l’80% delle aziende oggetto della ricerca dispone di un piano industriale che contiene azioni di mitigazione e/o di adattamento ai cambiamenti climatici.

Inoltre, il 63% delle aziende continuerà le proprie strategie di contrasto ai cambiamenti climatici senza particolari problemi o ridimensionamenti nonostante la pandemia.

Al momento risulta che solo l’8% delle aziende intervistate abbia un piano strategico in termini di azioni e investimenti per il raggiungimento della neutralità climatica; mentre il 24% ha già avviato un processo di decarbonizzazione anche se non correlato a target quantitativi di neutralità climatica. Il rimanente 68% non ha considerato nella redazione dei propri pinai industria la neutralità climatica.

  • Sostenibilità e finanza – Il 16% delle aziende intervistate ha dichiarato di avere già incluso prodotti finanziari ESG (Environment, Social &Governance) nel proprio piano strategico; mentre il 15% prevede di farlo nel breve periodo. Inoltre, il 18% degli intervistati ha affermato di averle già sviluppato strategie di investimento responsabile, ma in realtà solo il 5% è firmataria dei Principles for Responsible Investment (PRI). Inoltre, il 38% delle aziende intervistate sembra prediligere la strategia di investimento mirato o focalizzata su specifici obiettivi ESG.
  • Economia circolare – L’84% delle aziende intervistate ha avviato un processo strutturato con l’obiettivo di analizzare i propri processi operativi al fine di avviare una strategia di economia circolare che presupponga la capacità di superare la divisione tra settori industriali. Ne consegue un ripensamento strategico dell’intera organizzazione. Inoltre, una azienda su tre -riferito al campione analizzato sulle informative non finanziare – ha definito obiettivi generici o azioni puntuali in relazione a temi di economia circolare. Mentre in relazione al totale del numero delle aziende coinvolte nel rapporto, oltre il 40% di esse confermano di attuare iniziative di economia circolare.

Sempre dalla ricerca si evince che il 79% delle aziende, per essere più sostenibile, sta già investendo in risorse umane, privilegiando nuove modalità di lavoro e strategie di work-life balance. Interessante osservare come l’integrazione della sostenibilità nell’ambito risorse umane generi risvolti positivi quali: aumento della produttività dei lavoratori; maggiore fidelizzazione dei dipendenti, soddisfazione sul posto di lavoro; maggiore attrattività aziendale rispetto ai nuovi talenti.

  • Mobilità sostenibile – Gli spostamenti rappresentano una delle principali fonti di emissioni di CO2 e sono strettamente correlati alla qualità della vita e al benessere delle persone. Pertanto, forme alternative di mobilità potrebbero avere un impatto su comportamenti, abitudini e stili a vantaggio dell’ambiente e delle comunità. Le aziende italiane, come si evince dalla ricerca, sono particolarmente attive nell’offerta di servizi e iniziative di mobilità per i propri dipendenti. L’87% delle aziende ha sviluppato o previsto iniziative di mobilità per i propri lavoratori e di queste risulta che: il 63% ha attivato programmi di smart working; il 5% ha implementato programmi aziendali per il car sharing; l’11% ha previsto delle agevolazioni per i mezzi pubblici.

ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) Rapporto “L’Italia e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile”: quali sfide ci attendono

Se da un lato il Rapporto EY sembra dare una fotografia non del tutto negativa delle aziende italiane in termini di attuazione di strategie sostenibili, dall’altro lato dobbiamo confrontarci con lo scenario Paese delineato dall’ultimo Rapporto 2021 – “L’Italia e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile” che è presentato ad inizio ottobre da ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile). Il rapporto è redatto su base annuale ed analizza lo stato di avanzamento del raggiungimento dei 17 Obiettivi dell’Agenda ONU 2030.

Risulta che il nostro Paese fosse “arretrato” nel processo di transizione sostenibile già prima della pandemia ed ora, difficilmente, riuscirà a conseguire gli obiettivi dell’Agenda 2030 in virtù del poco tempo a disposizione (i.e. 8 anni).

Ecco la situazione italiana in termini di conseguimento degli obiettivi SDGs:

  • Solo 3 Obiettivi sono migliorati: sistema energetico (Goal 7), lotta al cambiamento climatico (Goal 13) giustizia e istituzioni solide (Goal 16)
  • Altri 3 Obiettivi risultano stabili: alimentazione e agricoltura sostenibile (Goal 2), acqua (Goal 6) e innovazione (Goal 9)
  • Ben 9 Obiettivi sono peggiorati: povertà (Goal 1), salute (Goal 3), educazione (Goal 4), uguaglianza di genere (Goal 5), condizione economica e occupazionale (Goal 8), disuguaglianze (Goal 10), condizioni delle città (Goal 11), ecosistema terrestre (Goal 15) e cooperazione internazionale (Goal 17)
  • I Goal 12 e 14, a causa dell’assenza di informazioni relative al 2020, ha permesso una valutazione completa.

Il Rapporto include quest’anno anche una selezione di 32 target quantitativi che si basano su obiettivi concordati a livello europeo e che rivelano che il cammino è ancora lungo per conseguire le varie dimensioni dell’Agenda 2030. Pertanto, sulla base di questo scenario e delle tendenze degli ultimi anni, il nostro Paese potrebbe riuscire a centrare solo i target associati a quattro Goal e, precisamente: coltivazioni destinate a colture biologiche (Goal 2), morti in incidenti stradali (Goal 3), consumi finali lordi di energia (Goal 7) e tasso di riciclaggio (Goal 12).

Strategie da adottare per promuove maggiore conseguimento degli obiettivi dell’Agenda 2030: proposta di ASviS

Di seguito alcune proposte di ASviS che potrebbero aiutare tutto il Paese e, quindi, anche le aziende, ad essere più “sostenibile” e, precisamente:

  • Inserire nella Costituzione il concetto di sviluppo sostenibile.
  • Definire con chiarezza la responsabilità della Presidenza del Consiglio nel sovraintendere all’attuazione complessiva dell’Agenda 2030 in Italia.
  • Istituire con la legge di Bilancio per il 2022 un ente pubblico di ricerca per gli studi sul futuro.
  • Predisporre l’Agenda urbana per lo sviluppo sostenibile, quale articolazione della Strategia nazionale.
  • Aggiornare il PNIEC (Piano nazionale energetico) per allinearlo agli obiettivi europei di taglio alle emissioni per almeno il 55% entro il 2030 e conseguire la neutralità climatica entro il 2050.
  • Approvare il Piano Nazionale dell’Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) aggiornato ai nuovi indirizzi dell’UE.
  • Costruire, a partire dalla Legge di Bilancio per il 2022, un piano con una sequenza temporale definita per l’eliminazione dei sussidi alle fonti fossili e dannosi per l’ambiente.
  • Istituire un Tavolo di confronto istituzionale permanente con la società civile sulle politiche di genere.
  • Formare l’esistente sistema di welfare in un’ottica più universale ed inclusiva;
  • Creare entro il 2021 un tavolo di lavoro per predisporre, entro la fine del 2022, un Piano nazionale per l’occupazione, con focus prioritario sull’occupazione giovanile, femminile e il Sud, che preveda il coinvolgimento dei vari stakeholder di riferimento del settore pubblico e privato.
  • Istituire, auspicabilmente entro la prima metà del 2022, una piattaforma di consultazione permanente della società civile per la valutazione “trasversale” dell’impatto dei provvedimenti legislativi sull’Agenda 2030.

Sostenibilità vs Risk Management & Business Continuity

La crisi pandemica ha contribuito ad aumentare ulteriormente le strategie aziendali che si rivelano sempre più sostenibili. Le discipline di Risk Management, di Business Continuity e il comparto assicurativo si stanno sempre più rivelando come leve strategiche per l’attuazione di efficaci processi di gestione dei rischi, l’adeguamento dei modelli di business e delle strategie di continuità per proteggere la società, promuovere l’innovazione e supportare lo sviluppo economico e sostenibile del Paese alla luce degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile 2030.

Le organizzazioni, attraverso l’implementazione integrata dei principi di Risk Management e Business Continuity potranno garantire la Resilienza Organizzativa ed Operativa e creare valore in un’ottica di Resilienza Sostenibile.

Possiamo parlare di Resilienza Sostenibile e Sostenibilità Resiliente in quanto esiste una relazione bidirezionale tra la Capacità di Sostenibilità dell’organizzazione e le capacità di Resilienza Organizzativa ed Operativa: si tratta di un continuum che, passando dalla gestione del Rischio alla gestione della Continuità Operativa, garantisce l’implementazione di pratiche di resilienza che contribuiscono all’Innovazione e alla Sostenibilità. Di fatto, attraverso lo sviluppo delle capacità di rispondere, di assorbire e di trasformarsi in circostanze mutevoli, l’organizzazione diventa sempre più anti-fragile. Pertanto, questa relazione bidirezionale risulta strategica in questo contesto pandemico e in futuro, in cui l’imprevedibilità della certezza del rischio è destinata a diventare una componente costante e richiederà strategie per proteggere l’occupazione, la produttività e gestire le vulnerabilità sistemiche a livello economico.

Conclusioni

Siamo di fronte ad una sfida importante che le organizzazioni devono assolutamente cogliere o non saranno in grado – ognuna con le dovute proporzionalità e risorse disponibili – di considerare la Sostenibilità come la leva strategica di successo con conseguente involuzione dei modelli organizzativi ed una distruzione di valore o dirottamento dello stesso verso solo una parte degli stakeholders.

Il nostro Paese – se vuole completare la transizione sostenibile e raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile entro il 2030 – dovrà essere in grado di attuare politiche che prevengono, preparano, proteggono e promuovono in chiave di sostenibilità.

Le organizzazioni dovranno incorporare sempre più una cultura di resilienza sostenibile puntando, altresì, sulla centralità della dimensione umana, sulla qualità e il benessere, ovvero: un approccio in linea con le migliori espressioni del Paese in grado di diventare un esempio di “italianità” coerente con la lesson learned della pandemia. Senza mezze parole, dobbiamo dirci che potremo essere tranquilli solo quando “specchi” sensibilmente contrastanti come il Rapporto EY e l’ultimo Rapporto 2021 di ASviS ci trasmetteranno finalmente un’immagine coerente e non schizofrenica del Sistema Paese. Per ottenere questo, sarà sempre più necessario attuare una sintesi degli sforzi paralleli e armonici di tutte le parti interessate.

 

Articolo a cura di Federica Maria Rita Livelli

 

In possesso della certificazione Business Continuity - AMBCI BCI, UK e Risk Management FERMA Rimap ®, consulente di Business Continuity & Risk Management, svolge attività di diffusione e di sviluppo della cultura della resilienza presso varie istituzioni ed università.

Membro del: Board del BCI Italy Chapter ; Advisory Board di LIUC-ODES Project; Comitato Scientifico di CLUSIT. Socia ANRA, AIPSA, CLUSIT ed UNI.

Membro di diversi Comitati: CLUSIT-Artificial Intelligence, UNI/CT 016/GL 02 "Sistemi di gestione per la qualità" (ISO/TC 176/SC 2), UNI/CT 016/GL 09 "Governance delle organizzazioni" (ISO/TC 309) e UNI/CT 016/GL 89 "Gestione dell'innovazione" (ISO/TC 279) (Commissione Tecnica UNI/CT 016 "Gestione per la qualità e metodi statistici").

Membro della Community: Women for Cyber Security e Ambassador della Community Donne 4.0

Docente di moduli di introduzione di: ISO 22301 - Business Continuity & Resilience (Università POLIMI–BOCCONI e Università di Verona); ISO 31000 - Risk Management (Università Statale di Milano).

Autrice di numerosi articoli su diverse riviste online, (i.e.: AgendaDigitale, Cybersecurity360, AI4Business, Risk Management360, EnergyUp, Blockchain4Innovation, Internet4Things, Industry4Business, ANRA - RM Magazine, ISPI online, Insurance Review, UNI Magazine online, The BCI Blog).

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