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Il tramonto dell’eccellenza: il futuro è nelle “coping strategies”

Sviluppare i talenti per ottenere performance eccellenti. Un’idea sviluppata nel secolo scorso che sopravvive ormai solo nei manuali HR, nei libri dei Guru, nei siti web delle imprese.

Nelle multinazionali come nelle PMI, i programmi di sviluppo personale sono entrati a fare parte degli adempimenti burocratici. La formazione finanziata è considerata come un male necessario.

Si parte con le migliori intenzioni: ma qualcosa non funziona.

Manager scadenti nella pianificazione vengono inviati a prestigiosi quanto costosi programmi di riqualificazione.
Venditori mediocri rimangono tali anche dopo decine di corsi.

Risultato: si perde anche la fiducia nella formazione.

L’eccellenza è sempre un’eccezione, la mediocrità è la norma.

Ci sono almeno due ragioni profonde che spiegano quanto sta accadendo:

a) Il percorso verso l’eccellenza è contro natura.

I mammiferi più evoluti sono programmati per riprodursi, come gli invertebrati. Il patrimonio di risorse genetiche è tarato per garantire la prosecuzione della specie. Quel tanto che basta.

Per questo ciò che conta sono gli istinti primordiali: ormoni sessuali, odio, paura, fuga.

La mente umana è coerente con le origini biologiche: desideriamo, amiamo, odiamo, fuggiramo. Sono impulsi profondi a darci l’energia per andare a scuola, per accendere il computer, per vincere l’apatia.

La mente umana parte dai sogni: una barca, un’avventura, una moto, una casa al mare, la carriera.
I sogni ci costringono a ragionare: “Come posso guadagnare di più?”, “Come posso procurarmi un partner?”, “Come posso fare carriera?”
Poi cerchiamo alibi e colpevoli per i nostri insuccessi.

Una persona sana non si sveglia pensando: “Come posso migliorare le mie riunioni?” Come posso comunicare meglio?” “Come posso fare meglio ciò che sto già facendo?”

Poi ci sono i “campioni”, fenomeni che hanno costruito il loro successo con durissimi allenamenti. Li amiamo perché si tratta di casi al limite, non normali. Non ci viene in mente che potremmo essere anche noi casi limite. Noi siamo normali.

Cos’è normale? Una zebra che va ad abbeverarsi e trova uno stagno senza coccodrilli probabilmente tornerà nello stesso punto il giorno successivo. Ripetere ciò che fa sopravvivere è normale.

L’abitudine alla mediocrità è nel mirino dei Guru, che ci spronano a lasciare la zona di confort, a mimare i campioni; non considerano che siamo programmati per ripetere i comportamenti che hanno funzionato, non per migliorarli.

La mente umana non è la Toyota; il miglioramento continuo, a livello individuale, è un segno di squilibrio mentale. I Guru devono farsene una ragione!

b) Lo sviluppo di competenze professionali richiede talento: “chi nasce tondo non muore quadro”.

Lo comprendiamo già a scuola; c’è chi è portato per la matematica, chi per la scrittura, chi per la storia e chi per l’educazione fisica. I “secchioni” non riescono ad eccellere, nonstante ore e ore passate sui libri, mentre il compagno genio  risolve un problema grazie al talento.

Cucinare un risotto, gestire una riunione, vendere un prodotto: ogni attività pratica richiede conoscenza, esperienza, teoria, ma solo il talento conduce al risultato eccezionale.

Gli autori più autorevoli esortano a raccomandare piani di sviluppo costruiti sui punti di forza. Per i deficit non c’è una cura.
Chi non è “tarato” per pianificare non diventerà mai un manager efficace.

Si tratta di una sapienza antica, che si ritrova anche nei detti popolari: “Chi nasce tondo non muore quadro”, “Non si può cavare il sangue dalle rape”.
In tutto il mondo è noto che un cavallo non può imparare il lavoro dell’asino, mentre l’asino non può imparare il lavoro del cavallo.

I Guru infatti ammoniscono: investite il vostro tempo con i migliori.

Programmi di sviluppo contro natura

I Guru raccomandano la “disciplina”, in inglese “habit”.
Pianificare una riunione dovrebbe essere un’abitudine nel manager che punta all’eccellenza.
Ma su questa strada troviamo gli alibi.

“Non ho tempo per pianificare le riunioni…, la mia agenda è già satura…, lavoro anche nel week end…”

Spronare le persone ad abbandonare la zona di comfort significa chiedere alla zebra di abbeverarsi di fianco al leone, prendendolo a pugni.
È più realistico rispettare la natura, insegnando alla zebra qualcosa di semplice, ad esempio a distinguere il leone sazio da quello affamato.

Bisogna rispettare la natura, aiutando le persone a superare l’ostacolo senza uscire dalla zona di comfort.

Le Coping strategies sono modalità per aggirare l’ostacolo senza forzare la natura umana.

Coping strategies: superare l’ostacolo senza abbandonare la zona di comfort

Il termine “coping” è utilizzato dagli psicologi per definire una modalità di fare fronte allo stress.
Karen Horney – psicanalista tedesca attiva negli Stati Uniti negli anni ’40 – ha individuato tre cluster di risposta allo stress relazionale:

  • Compliance, andare verso le persone.
  • Aggressione, andare contro le persone.
  • Rinuncia, allontanamento/evitamento.

Horney descrive le modalità comportamentali che le persone attivano meccanicamente quando sono in difficoltà.
Il modello è trasferibile nel business, ove si possono suggerire strategie adattive per affrontare gli ostacoli.
Ad esempio, Goleman suggerisce di attivare l’intelligenza emotiva.

I programmi di sviluppo collettivi deve essere mirati alla maggioranza dei partecipanti.

Bisogna trasferire comportamenti praticabili senza modificare l’orizzonte emotivo o motivazionale.

I manager non progettano le riunioni? Da alcuni anni proponiamo un programma formativo basato su schemi per aprire una riunione e una check-list per chiuderla, in modo che non si perda quanto il gruppo ha prodotto. Funziona indipendentemente dalla pianificazione.

Il veicolo è l’immagine della cipolla, semplice da memorizzare. Ad ogni passo dell’apertura (saluti ringraziamenti, obiettivi), corrisponde un passo della chiusura (verifica obiettivi, ringraziamenti, saluti).

Una Coping strategy è la soluzione perfetta? No, è la strada praticabile. La comparazione non è con la perfezione ma con le condizioni di partenza, dove si accettava la disorganizzazione sulla base dell’idea che la pianificazione fosse “un lusso che non possiamo permetterci”.

Il meglio è nemico del bene.

Coping strategies: dove si possono applicare?

Dove l’evoluzione degli “habits” è irrealistica, bisogna trovare soluzioni abbordabili.

Un processo di Selezione del Personale perfetto parte da una Job Description precisa, che indichi i talenti necessari allo sviluppo.

Poi servono test validati per rilevare le risorse ricercate. Dove questa prassi è percepita come fantascientifica la realtà propone un filotto di colloqui condotti “a buon senso”, ovvero senza metodo. Tanto tempo investito per risultati scadenti.

È il momento di rivedere i compiti e le responsabilità nel processo di selezione, disegnando un processo imperfetto ma razionale.

Coping strategies: come si possono applicare

La fortuna che stanno avendo gli strumenti informatici touch-screen dimostra che gli umani adottano la strada percepita come più economica.

Per sviluppare nuovi processi nelle dimensioni dove la knowledge sta battendo in ritirata, bisogna attivare strumenti semplici che siano utilizzabili a valle di formazioni brevi.

L’ideale è che il processo sia nelle mani dai futuri utenti, ad esempio tramite laboratori dove vengano generate check-list, diagrammi di flusso, matrici.

Bisogna partire dei vantaggi e prevedere abbastanza simulazioni perché si generi un nuovo automatismo.

Nella maggior parte dei casi non è necessario che tutti si adeguino. Ad esempio un programma per migliorare l’impiego dell’E-mail è efficace ove l’80% delle persone adottano il 50% delle moodalità suggerite. Una sorta di immunità di gregge…

Coping strategies: conclusioni 

I programmi di sviluppo top-down che mirano ad ottenere l’eccellenza sono destinati a fallire. Siamo sempre meno disponibili ad approfondire tematiche intricate come la psicologia, la logica dei processi, le metodologie complesse.

Per il futuro i progammi formativi vanno adattati alla natura umana e alle attuali condizioni di vita, che hanno ridotto la motivazione ad approfondire, la disponibilità all’ascolto, i tempi dell’attenzione focalizzata.

Le Coping Strategies sono un approccio sostenibile e praticabile.
La formazione del futuro deve quindi puntare sulla diffusione di comportamenti efficienti, razionali, che diano riscontri immediati.

L’impatto di un intervento riuscito sarà rilevabile anche nella qualità della vita lavorativa.

 

Articolo a cura di Luigi Rigolio

Nato nel 1962 in provincia di Varese, due figli e una passione per le camminate in montagna e per le arti tradizionali giapponesi.

Laureato in Filosofia della Scienza presso l’Università degli Studi di Milano, facoltà di Lettere e Filosofia, ha coltivato studi in Epistemologia, Logica, Storia della Scienza, Filosofia Teoretica e Teologia, Psicologia.

Per 15 anni è stato dipendente con vari incarichi in Lilly Italia, occupandosi prevalentemente di Neuroscienze.

Dal 2005 in qualità di formatore e consulente, supporta lo sviluppo organizzativo di piccole e medie imprese.

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