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Competenze digitali e Reputation Economy

Siamo in un mondo nuovo. Un mondo dove le persone, le conoscenze, gli oggetti, i dispositivi e gli “agenti intelligenti” stanno convergendo all’interno di reti in cui le innovazioni e i trend sociali si propagano con un’intensità virale. Un mondo difficilmente comprensibile per tutti i soggetti, istituzionali o pseudo-tali, che pure hanno compiuto molti sforzi per capire come reagire a nuovi fenomeni quali il peer-to-peer downloading, i servizi pubblici online o la blogosfera.

Ma le competenze digitali di oggi possono far la differenza fra l’essere potenziati o manipolati, sereni o frenetici. Per tutti noi che abbiamo a che fare quotidianamente con una realtà inafferrabile e in rapidissimo cambiamento, la competenza digitale è un potente strumento da apprendere ed esercitare. Così come l’Illuminismo inaugurò un nuovo modello organizzativo di creazione del sapere, il web sta contribuendo a trasformare la rete in un sistema sempre più aperto e collaborativo che accelererà l’apprendimento e le scoperte scientifiche.

Sono già cambiate molte cose. Oggi, invece di aspettare un anno o più per sfornare una pubblicazione tradizionale, moltissimi scienziati ricorrono a Twitter, Linkedin o altri social media per condividere le scoperte e le osservazioni con una rete globale fra pari. L’accesso più ampio e meno costoso alle conoscenze, così come alle opportunità di lavoro, sta rendendo a sua volta molto più efficiente l’intero processo di apprendimento e di cambiamento economico.

Ma questa non è l’unica novità evolutiva del Mondo 5.0. Pensiamo sempre ai sensori dell’Internet of Things ma, in realtà, stiamo tappezzando il pianeta di sensori umani: centinaia di milioni di persone che, sempre più, avvisano tutte le altre degli eventi in corso. Quando succede qualcosa di importante se ne parla sui blog, nei tweet, su YouTube o su YouReporter. Una rete delle reti straordinaria.

L’era digitale che stiamo vivendo è basata sulla disponibilità istantanea e a buon mercato di soggetti pronti a fornire i propri dati/contenuti a titolo gratuito. Quello che accade nel settore dei digital media è esemplare: il dilemma che attanaglia i dirigenti del settore è il fatto che non possono replicare il successo di Linux, Wikipedia, YouTube e altre comunità collaborative senza accettare contemporaneamente l’apertura radicale con cui tali comunità condividono “tutto” in termini di proprietà intellettuale.

Non abbiamo ancora metabolizzato il principio fondamentale: nel Mondo 5.0 la soluzione è la valorizzazione dei clienti/consumatori/elettori, non il controllo degli stessi. Quello che conta è la qualità dei contenuti: non c’è bisogno di controllare la quantità e il destino dei bit, se si è in grado di offrire una proposizione di valore vincente. La società del capitalismo industriale, quella legata al surplus della produzione materiale, è finita.
Ecco perché si tratta di immaginare quindi un nuovo tipo di surplus, non tecnologico o di conoscenza bensì di reputazione. Ed ecco perché aumenterà l’importanza di coloro che “cercano” il mercato e lo educano, classificando, filtrando, gerarchizzando i contenuti già elaborati.

Anche se non ne siamo ancora del tutto consapevoli, vivremo sempre più in un villaggio globale (McLuhan insegna) a geometria variabile, in cui la Rete fatta di produttori di contenuti/social network determinerà un sistema di equilibrio instabile tra controllo e contenuto. Massimo controllo per contenuti specifici (distribuiti a un pubblico altamente selezionato) e controllo minimo (magari a posteriori, per comprenderne i Big Data) per i contenuti di massa, meno differenziati e privi di conseguenze politiche e sociali ritenute pericolose o imprevedibili. Infine, come sta già avvenendo, i consumatori/elettori saranno sempre più, loro stessi, i contenuti.

Della serie: nell’era della reputation economy, quando ci offrono un servizio gratis, vuol dire che la merce siamo noi.

 

Articolo a cura di Angelo Deiana

Presidente di CONFASSOCIAZIONI e ANPIB (Associazione Nazionale Private & Investment Bankers), è considerato uno dei maggiori esperti di economia della conoscenza e dei servizi finanziari e professionali in Italia. Manager di primari gruppi bancari nazionali e internazionali, docente universitario, è autore di numerose pubblicazioni in campo economico/finanziario, Fra le sue ultime opere, “Rilanciare l’Italia facendo cose semplici”, Giacovelli Ed. (2018), “La rivoluzione perfetta”, Mind Ed. (2014), “Il capitalismo intellettuale, Sperling & Kupfer (2007), “Il futuro delle associazioni professionali” (2010), “Come fare soldi nei periodi di crisi” (2012), “Associazioni Professionali 2.0” (2013), tutti pubblicati con il Gruppo 24 Ore. Attualmente è Consigliere Delegato di Scudo Investimenti SGR.

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