Corporate Storytelling: l’azienda che parla sempre del passato rischia di non vedere il futuro
20 luglio 2018
Le abitudini nelle organizzazioni: come aggiornarle e renderle funzionali agli scopi
25 luglio 2018

Leadership situazionale e guida dell’impresa

Obiettivo di un’impresa, a prescindere da quale sia il settore di competenza, è quello di massimizzare il profitto, ovvero spingere la produzione del bene/servizio fino al punto nel quale il ricavo marginale riesca a superare od eguagliare il costo marginale. In questo caso difatti l’impresa avrà convenienza a produrre perché avrà un profitto e aumenterà la propria produzione. Di conseguenza, questa crescerà o diminuirà, a seconda che il ricavo marginale sia superiore o minore del costo marginale, tanto da raggiungere la condizione di eguaglianza, perché fino a quel punto l’impresa avrà convenienza ad aumentare la produzione o diminuirla.

Questa teoria, legata alla sola massimizzazione del profitto, è stata però superata dagli studiosi di economia, dal momento che è necessario vedere l’impresa stessa come un organizzazione che interagisce in un contesto esterno, nel quale i portatori di interesse (stakeholder) sono numerosi e diversi tra loro. L’evoluzione allora dell’obiettivo dell’impresa diventa quella di massimizzare il grado di soddisfazione degli stakeholder, distribuendo in modo equilibrato la ricchezza creata.

Le due finalità rimangono ovviamente legate tra loro perché la creazione di ricchezza a vantaggio degli azionisti, si traduce come la miglior soddisfazione dell’interesse di tutte le parti interessate e si realizza in un contesto di relazione con l’ambiente e appunto con gli stakeholder stessi. Massimizzare il profitto significa quindi massimizzare il valore dell’impresa e quindi anche la soddisfazione degli interessi degli stakeholder, e avviene sotto il dominio del management che effettua scelte strategiche, operative, di investimento e di finanziamento, dal momento che all’interno di un’impresa lo stesso management detiene la leadership.

Il management, o meglio la direzione aziendale, si occupa dunque di definire e formulare le strategie complessive dell’impresa, di allocare le risorse e di stabilire l’organizzazione, controllandone i risultati.

Il processo decisionale all’interno della società è quindi un ruolo della direzione aziendale che, attraverso lo stile di leadership – da quello più autoritario a quello più partecipativo – governa i rapporti di lavoro nell’organizzazione stessa, influenzandone i risultati.

All’interno di un’impresa, la leadership ha quindi la funzione di unire i bisogni del singolo a quelli del gruppo e viceversa, per raggiungere l’obiettivo finale dell’impresa stessa, cioè la creazione di ricchezza che si raggiunge quando il prodotto (bene o servizio) che l’impresa stessa ottiene, aggregando, modificando, trasferendo risorse, ha un valore di mercato superiore a quello delle stesse risorse utilizzate.

Se l’obiettivo è dunque la creazione di valore, all’interno dell’azienda stessa assume quindi un ruolo fondamentale la gestione dell’impresa, cioè l’insieme delle strategie che la direzione può adottare per fare funzionare la compagnia stessa e produrre valore.

La direzione definisce difatti le modalità di funzionamento dell’impresa e organizza le risorse per il raggiungimento della strategia che si è deciso di adottare. Tutte le attività riconducibili alla direzione d’impresa si fondano sullo stile di leadership che, associato allo stile aziendale, cioè come l’impresa deve essere gestita, può considerarsi come il modus operandi della società.

La leadership è quindi quel ruolo di guida degli altri membri – leds o followers – che il capo stesso esercita all’interno di un gruppo sociale verso il raggiungimento di uno scopo.

Detenere la leadership, all’interno di un’organizzazione, significa dunque condurre i membri lungo un percorso di acquisizione di consapevolezza di sé, dei propri stati emotivi, delle proprie credenze, motivazioni, competenze, risorse, personalità e attitudine; creare consapevolezza del proprio modo di relazionarsi con il gruppo; favorire un forte senso di appartenenza, integrazione ed affiatamento con gli altri, creando un ambiente/un clima positivo; stimolare motivazione ed energia da canalizzare verso il cambiamento e lo sviluppo delle competenze di ognuno ed infine lavorare sulle abilità e competenze specifiche, proprie e degli altri, sia metodologiche che relazionali.

La leadership non presuppone però un approccio univoco a ogni situazione.

Colui o coloro che la detengono devono infatti essere in grado di sapere e di comprendere come e quando modulare il proprio stile direzionale per ottenere i risultati desiderati, soprattutto perché il comportamento dei membri di un gruppo, quindi di un’impresa, dipende in grande maggioranza proprio dall’atteggiamento di chi li guida.

Quando si parla di leadership, che possa essere autoritaria o democratica, si presuppone difatti che si tratti di modi diversi di fare la stessa cosa – guidare, condurre, governare, seguendo la strada dell’accentramento del potere, o del decentramento e della ricerca del consenso. In un’organizzazione, il comportamento dei membri dipende quindi moltissimo dall’atteggiamento di chi li guida. I differenti stili dei capi, come detto, influenzano dunque la leadership aziendale, cioè quel processo sociale che porta una persona, all’interno di un gruppo, ad essere in grado di influenzare i comportamenti degli altri senza l’ausilio di metodi coercitivi o minacce. Questo significa che il leader è in grado di influenzare pensieri, atteggiamenti e comportamenti altrui, attraverso metodi che variano dalla motivazione alla comunicazione, dalla responsabilizzazione alla creazione di obiettivi comuni. La leadership aziendale è dunque la capacità di guidare un’impresa, un gruppo o un team verso un obiettivo comune, sfruttando le capacità e gli sforzi di ogni membro.

Il concetto di gruppo diventa quindi fondamentale, poiché senza followers, il leader de facto non esiste, nonostante possa possedere tutte le caratteristiche e le qualità per essere una perfetta guida.

La leadership è però un fenomeno complesso e molte sono le teorie a riguardo ma tutte uniscono personalità, carisma, obiettivi e posizione formale, pur senza però arrivare ad una definizione universale o a definire in modo netto cosa questa debba o non debba comportare.

Nonostante una definizione formale univoca, è indubbio che avere un buon leader a capo di un gruppo aziendale sia di vitale importanza per la salute dell’impresa stessa.

Chi detiene la leadership deve essere in grado di diagnosticare i problemi e trovare delle soluzioni adeguate per risolverli, sia che si tratti di problemi relazionali tra i diversi collaboratori, oppure di ostacoli riguardanti la strategia, ma qualunque sia la difficoltà, la guida deve trovare il modo di superarla. Il diverso stile di leadership determina i risultati dell’impresa o del gruppo, dal momento che una buona leadership, adattata all’ambiente, fa in modo che vengano raggiunti gli obiettivi che il management si è prefissato. L’obiettivo del capo è quindi quello di attuare una leadership situazionale, ovvero essere in grado di modulare il suo comportamento con i membri dell’organizzazione nelle differenti situazione nelle quali si trova la realtà aziendale.

Bibliografia

  • Bales R.F., Personality and Interpersonal Behavior in American Sociological Review, Vol. 36, 1971.
  • De Andreis F., Lo stile di leadership nella direzione d’impresa, Youcanprint, Lecce, 2017
  • Dionne S.D., Yammarino F.J., Atwater L.E. e Spangler W.D., Transformational leadership and team performance in Journal of Organizational Change Management, Vol. 17, 2004.
  • Giarda L., Impresa & management. Principi e concetti fondamentali per una gestione d’impresa efficace, Interlinea, Novara, 2001.
  • Hersey P. e Blanchard K., Leadership situazionale: come valutare e migliorare le capacità di gestione e degli uomini, Sperling & Kupfer Editore, Segrate (MI), 1984.

 

A cura di: Federico de Andreis

Federico de Andreis, è docente universitario presso l’Università degli Studi Giustino Fortunato. Dopo la laurea in Scienze Internazionali e Diplomatiche conseguita con lode presso l’Università di Trieste, ha avuto esperienze lavorative significative in Italia e all’estero, presso sedi diplomatiche e consolari italiane e presso le istituzioni dell’Unione Europea. Ha in seguito lavorato per diverse compagnie aereo nazionali e stranieri, iniziando poi la sua collaborazione con l’Università Giustino Fortunato come docente di materie afferenti al marketing, al management ed all’organizzazione di impresa.

Download PDF
Condividi sui Social Network:

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI LEADERSHIP & MANAGEMENT MAGAZINE

Una volta al mese riceverai gratuitamente la rassegna dei migliori articoli di Leadership & Management Magazine

Rispettiamo totalmente la tua privacy, non cederemo i tuoi dati a nessuno e, soprattutto, non ti invieremo spam o continue offerte, ma solo email di aggiornamento.
Privacy Policy