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Gli impianti di compostaggio in Campania: Un caso evidente di cattiva gestione

La mancanza in Campania di impianti di compostaggio – in questi si trasformano in concime le frazioni organiche dei rifiuti solidi urbani (FORSU) – si configura come un chiaro esempio di cattiva gestione delle risorse. Più precisamente, di spreco. Sì, perché questi rifiuti sono una ricchezza per i posti di lavoro che possono creare, per il prodotto che se ne ottiene, il compost, utile per l’agricoltura e per la redditività che consegue ad una corretta gestione. Alla questione della terra dei fuochi di origine prevalentemente esterna se ne somma una di natura tutta interna, l’incapacità di avviare a soluzione un problema che in altre parti del Paese e in Europa Occidentale hanno risolto da molto tempo.

La percentuale di materiale inviato al compostaggio in Italia si aggira intorno al 20% (dati 2015), nella media europea, ma sussiste un forte squilibrio fra nord (al di sopra della media europea) e sud (molto al di sotto). In Campania, addirittura, nel 2015 sono state trattate solo 24.840 t contro 4.129.000 dell’intera Italia: un misero 0,6%, quasi nulla. E nel frattempo le cose non sono cambiate. Di conseguenza si inviano ogni anno circa 700.000 t di FORSU fuori regione a centinaia di chilometri di distanza, fino a Padova. E ne derivano i gravi danni ambientali, economici e finanziari che si possono immaginare.

I tentativi esperiti in passato sono stati quasi tutti bloccati dalle popolazioni spaventate principalmente dal rischio di cattivi odori e sfiduciate a causa delle esperienze negative vissute in alcune zone, frutto di errori di progettazione e di gestione.

Un nuovo piano della Regione Campania varato nel 2017 – analogo a quello elaborato una decina di anni prima -, se realizzato nel modo corretto, può finalmente eliminare il problema alla radice. E’ prevista la realizzazione di 25 impianti di compostaggio con un costo di 222 milioni di euro. Addirittura il decennio di ritardo potrebbe risolversi in un vantaggio perché offrirebbe la possibilità di fruire delle tecnologie più recenti e avanzate oggi disponibili.

Occorre, però, da un lato lavorare molto sulla comunicazione e dall’altro dimostrare livelli di capacità manageriali finora poco presenti. Il rischio è che si blocchi di nuovo tutto.

L’insuccesso dell’unico impianto di compostaggio di qualche rilievo, quello di Salerno, fermo da 18 mesi per carenze tecniche ed amministrative, offre purtroppo un quadro di mismanagement. Questo impianto – dimensionato per 30.000 t/a con il processo realizzato in depressione per evitare la diffusione all’esterno di cattivi odori – è stato realizzato per produrre non solo compost ma anche gas con un doppio processo, prima anaerobico e poi aerobico. E’ concepito, dunque, nella sua forma più avanzata per sfruttare anche il contenuto energetico dei rifiuti.

Per il trattamento del FORSU esistono due i tipi di impianto:

  • il primo, solo aerobico, porta alla trasformazione del rifiuto organico in compost, un fertilizzante prezioso per l’agricoltura;
  • il secondo, con una tecnologia più sofisticata, prevede un doppio processo, prima anaerobico per la produzione di biogas – così è quello di Salerno –  e poi aerobico per la produzione di compost

Ha funzionato per circa due anni senza problemi per il territorio ma con una marcia degli impianti molto ridotta a causa della materia prima inadatta; poi si sono aggiunti problemi di mancate manutenzioni per le difficoltà finanziarie della ditta che lo gestiva. In ultimo è stato bloccato dopo un’ispezione dell’Agenzia Nazionale Anti Corruzione (ANAC) per motivi tecnici e amministrativi. Questa ha prodotto una relazione che evidenzia la mancanza di “apprezzabili iniziative volte a promuovere ed assicurare una migliore raccolta differenziata”. Obiezioni sono state mosse anche per l’assenza di “un’apprezzabile iniziativa volta al superamento delle criticità” e alla fase dell’affidamento “dell’incarico di collaudo”.  Forse è un caso che converrebbe studiare nelle scuole di management: una spesa di 25 – 30 milioni di euro, problemi di materia prima inadeguata e di scarsa manutenzione e, in ultimo, la chiusura per l’intervento dell’ANAC e la crisi finanziaria del gestore. Se si studia a fondo l’intero percorso si può – è una magra consolazione –  ricavare un buon elenco degli errori da evitare nella realizzazione del piano per la Campania e non solo.

Anche altri piccoli impianti esistenti in regione funzionano poco bene e forniscono periodicamente motivi di preoccupazione agli abitanti delle aree circostanti. Occorre, però, aggiungere che non sono stati realizzati con tutti gli accorgimenti necessari.

Ecco gli aspetti più rilevanti spesso trascurati nella progettazione e nella realizzazione:

  • la puntuale definizione del territorio da servire anche in funzione dei volumi di FORSU adatto e di strutturante disponibili. Quest’ultimo, costituito essenzialmente da ramaglie, deve essere alternato nel processo in strati con il FORSU in modo da impedire che il materiale si ammassi e consentire il corretto passaggio dell’aria durante la trasformazione;
  • l’analisi delle caratteristiche dei FORSU raccolti per validarne la rispondenza al trattamento. E’ un presupposto essenziale, l’impianto di compostaggio di Salerno ne è una chiara riprova. Occorre accertare preliminarmente che siano adatti alla produzione di un buon compost, in quanto frutto di una corretta raccolta differenziata: è senza dubbio la prima e più importante criticità. E’ anche indispensabile accertare la disponibilità di adeguati volumi di sfalci che facciano da strutturante;
  • l’individuazione in questo contesto del sito più adatto per l’impianto, nel rispetto delle linee guida regionali per gli impianti di compostaggio. Occorre tener presente l’intera area da cui provengono le materie prime. Si tratta di uno studio di layout molto accurato da affidare ad esperti;
  • lo studio dei flussi veicolari. E’ un punto che assume un rilievo crescente con l’aumento dei volumi da trattare

In due dei progetti esaminati più a fondo si è evidenziato uno scarso rispetto di queste precondizioni.

Nella pianificazione di questi impianti un ruolo centrale è affidato al controllo popolare basato sul rigoroso approfondimento dei temi mediante l’articolato benchmarking di situazioni affini e la valutazione dei vantaggi e degli svantaggi offerti dalle varie soluzioni. Una serena visione del futuro dovrebbe promuovere la realizzazione di questi impianti avendo in mente questi chiari obiettivi: utilizzare i rifiuti sul posto ed eliminare il gap rispetto alle altre regioni. Certo, bisogna fissare fin dalla fase di progetto dei paletti relativamente alla gestione dei rischi e mantenere poi un assiduo controllo durante l’esercizio dell’impianto. Nei siti ben gestiti sono presenti display lungo il perimetro degli impianti per monitorare odori e rumori – ancora meglio, i dati raccolti dai sensori possono essere conferiti ad una piattaforma social -, è previsto il diritto di accesso da parte del pubblico, spesso anche da parte di scolaresche. In qualche caso sono anche previste multe per l’eventuale superamento dei limiti fissati per i cattivi odori e i rumori. Una buona prassi è quella dell’open day in cui si aprono le porte della struttura alle famiglie dei dipendenti e in generale al pubblico.

Con i controlli periodici da parte degli enti pubblici previsti dalle norme vigenti il cerchio si chiude.

Sul piano tecnico risulta naturalmente centrale la scelta della tecnologia che garantisca l’abbattimento dei cattivi odori – capannoni a chiusura stagna, doppi sistemi di filtraggio – e dei rumori. Naturalmente la progettazione – preliminare ed esecutiva –  va affidata a tecnici con un curriculum adeguato.

Su quello organizzativo occorre curare in particolare la scelta sia delle società a cui affidare la gestione dell’impianto sia di manager esperti. Devono ambedue essere dotati di esperienze consolidate.

Uno dei massimi esperti in materia in Italia, Roberto Cavallo, così si esprime: “Gli impianti di compostaggio possono presentare un unico inconveniente, ma solamente in un caso: fondamentale è la gestione ed organizzazione della raccolta differenziata e della fase di stoccaggio. Se ciò non viene fatto in maniera corretta, allora può palesarsi il rischio di cattivi odori.”

A cura di: Corrado Cavaliere e Raffaele Tepedino

Corrado Cavaliere

Consulente di direzione aziendale

Corrado Cavaliere: Ha ricoperto ruoli di staff e line in aziende industriali a vari livelli. Di due è stato direttore generale. Ha poi  fondato e diretto una società di consulenza di direzione aziendale, Futuro – Interventi Manageriali in Azienda. Ha insegnato al corso di Impianti Meccanici presso la Facoltà d'Ingegneria dell'Università di Napoli che gli ha conferito la nomina di professore a contratto. Ha tenuto corsi e seminari presso aziende, scuole di formazione e strutture pubbliche su Project Management, Total Quality, Sistemi di Gestione,  Strategia Aziendale, Sistemi Informativi, Organizzazione della Produzione, Controllo di Gestione, Risparmio Energetico e Sicurezza sul Lavoro. Pubblicazioni: tre libri e decine di articoli di General Management.

Raffaele Tepedino, ingegnere, ha esercitato da sempre la libera professione nell’edilizia civile e lavorando soprattutto nell’ambito della ricostruzione del post-terremoto dell’Irpinia.

Responsabile della sicurezza e consulente nel settore per alcune aziende.

Ha assolto incarichi pubblici relativi a viabilità ed illuminazione stradale.

All’inizio dell’attività professionale ha frequentato ad Urbino stages sull’utilizzo dell’energia solare diretti dal Prof. Vittorio Silvestrini e maturato esperienze nel settore.

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