Controparte inadempiente: cosa fare?

L’inadempienza è la mancata esecuzione di un compito concordato, ed è considerata tra le “giuste cause” per la risoluzione di un contratto di lavoro.

L’inadempienza è un evento innaturale, in quanto siamo fatti per collaborare, per contribuire alle necessità del branco, per fare bella figura più che per deludere.

Le difese dell’autostima e la perdita di credibilità

Il giorno della mancata consegna di quanto concordato, chi si era impegnato elenca alla controparte i motivi “oggettivi” del ritardo, ovvero cause indipendenti dalla volontà, imprevedibili e fuori controllo.

È un comportamento difensivo, con il quale l’Ego punta a mantenere l’autostima, ma che paghiamo a caro prezzo: la fiducia che gli altri hanno in noi si incrina irrimediabilmente.

“Sono arrivato in ritardo a causa del traffico”;

“Non ho potuto rispondere alla tua Mail in quanto mio figlio aveva la febbre”.

Una causa oggettiva, che anche altri conoscono, mi appare incontestabile. Il messaggio è implicito: “Volevate forse che mio figlio rimanesse senza le mie cure … solo per rispondere alle Mail…?”

Tutti però osservano come, di fronte al medesimo ostacolo, c’è chi ha trovato il modo per rispettare i tempi, per raggiungere il risultato. Un collega, che abita nello stesso quartiere, è arrivato puntuale. Semplicemente è partito prima, sapendo che il traffico in tangenziale c’è tutti i giorni.

Cultura degli alibi e mentalità perdente

L’insegnamento di Julio Velasco, coach della Nazionale Italiana di Pallavolo, è chiarita in molte conferenze accessibili su Youtube. La mentalità perdente si riconosce dalla “Cultura degli alibi”. Chi attribuisce la causa della sconfitta a fattori del contesto dichiara implicitamente di non ha un piano di miglioramento del gioco. Un Team vincente deve abbandonare le difese, riconoscere e smontare gli alibi: per migliorare è essenziale individuare una dimensione migliorabile nella sfera del controllo.

Cosa possiamo fare meglio? Cosa faremo al prossimo allenamento?

Cercare alibi è una mentalità, perdente per definizione.

Il mondo offre infiniti spunti a chi cerca cause “oggettive” per spiegare i mancati risultati.

Il Perdente usa l’intelligenza per spiegare la correlazione tra cause oggettive e sconfitta. Bisogna cambiare mentalità, ovvero disattivare le difese, chiedere feed-back e riceverli con gratitudine.

La lettura degli eventi cambia:

“Sono arrivato in ritardo in quanto ho calcolato male il tempo di percorrenza della tangenziale, che a quest’ora è spesso trafficata”

Individuare la causa della cattiva prestazione nel perimetro che posso influenzare il primo passo.

C’è una semplice concatenazione tra inadempienza, alibi e mentalità perdente. Senza spunti di miglioramento, la cattiva prestazione diventa ricorrente, la squadra perdente.

L’esperienza come Consulente di Management mi ha regalato innumerevoli casi di problemi considerati insolubili che sono stati risolti dopo aver individuato la causa interno dell’organizzazione.

Ma la Cultura dell’Alibi, per diventare inadempienza, necessita di un altro ingrediente, la cattiva pianificazione.

L’inadempienza e i suoi costi

Chi gestisce un Progetto o coordina un Reparto, per portare i risultati dipende dal contributo di altri.

Fornitori e Collaboratori che, il giorno della prevista consegna, portano alibi generano costi e ritardi non riparabili.

L’inadempienza non si contrappone alla capacità di consegnare tutto quanto concordato nei tempi previsti.

Non può essere considerato inadempiente chi, nella negoziazione di un tempo di consegna, evidenzia ostacoli o incoerenze. Chi si rifiuta di assumersi un impegno impossibile va considerato affidabile piuttosto che inadempiente.

Neppure è inadempiente chi, avendo verificato un divario tra previsione e stato di avanzamento, avverte per tempo la controparte di non essere in grado di rispettare l’impegno preso.

La scelta del tempo è dirimente. Chi si giustifica a valle della scadenza perde la fiducia. Ulteriori scadenze verranno guardate con sospetto.

Come difendersi

La prevenzione è l’unica difesa.

Distinguiamo due casi.

Molte persone dotate di grandi doti tecniche, artistiche, energetiche pianificano male, sono cronicamente in ritardo, vivono di alibi. Per avere i loro servizi dobbiamo prendere le misure.

Con pazienza indaghiamo la causa della mancata consegna, che può essere l’incapacità, la mancanza di motivazione, un difetto nella pianificazione. La diagnosi aiuta a reperire la medicina più economica.

Se l’inadempiente ha un deficit di pianificazione posso mettere in agenda dei momenti di controllo, dove verifico lo stato di avanzamento dei compiti affidati.

Se l’inadempiente non è motivato a portare avanti una collaborazione cerco di aiutarlo ad esplicitare il suo punto di vista, per ridefinire una prospettiva realistica.

Se l’inadempiente non è una controparte sulla quale abbia senso investire, è il caso di sciogliere il sodalizio, per salvaguardare risorse psico-fisiche, risparmiare tempo e carichi di lavoro extra.

La prima cosa da fare è condividere una definizione di inadempienza, per concordare il limite oltre il quale la collaborazione si concluderà.

Al primo episodio, è utile chiarire cosa si intende per inadempienza, mettendo nero su bianco le definizioni quanto le conseguenze per le parti rispetto agli impegni non rispettati.

“Mi dispiace molto che tuo figlio abbia avuto la febbre, io però devo essere informato per tempo del tuo ritardo nella consegna. Per una telefonata breve basta un minuto.”

Nelle relazioni professionali, tipicamente tra Supervisore e Collaboratore, è necessario chiarire, in entrambe le direzioni, che l’inadempienza costringe a rinegoziare la relazione, prevedendo anche una risoluzione.

I chiarimenti sul tema vanno documentati, in quanto la vicenda può avere un decorso di tipo legale. L’inadempienza, ripetuta a valle di chiarimenti scritti e documentati, è giusta causa per la risoluzione di qualunque contratto.

Trent’anni di esperienza dimostrano che una gestione logica e documentata delle relazioni professionali porta i migliori risultati. Il chiarimento tra le parti garantisce una comprensione degli interessi, la salvaguardia del rispetto, il reperimento di una strada percorribile.

 

Articolo a cura di Luigi Rigolio

Profilo Autore

Nato nel 1962 in provincia di Varese, due figli e una passione per le camminate in montagna e per le arti tradizionali giapponesi.
Laureato in Filosofia della Scienza presso l’Università degli Studi di Milano, facoltà di Lettere e Filosofia, ha coltivato studi in Epistemologia, Logica, Storia della Scienza, Filosofia Teoretica e Teologia, Psicologia.
Per 15 anni è stato dipendente con vari incarichi in Lilly Italia, occupandosi prevalentemente di Neuroscienze.
Dal 2005 in qualità di formatore e consulente, supporta lo sviluppo organizzativo di piccole e medie imprese.

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