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Cercasi specialista delle Risorse Umane con laurea umanistica: l’assunzione è prevista con la luna crescente

L’influenza della luna crescente sulla natura

Macinator è un esperto che posta su YouTube in tema di funghi commestibili. In un recente video analizza la diffusa convinzione secondo la quale i funghi nascono nei periodi di luna crescente. Si tratta di un credo diffuso e radicato che Macinator ha appreso dai genitori, entrambi appassionati, ma che ha messo in dubbio quando ha avuto modo di trovare grandi quantità di funghi con la luna calante.

Per venire a capo della questione, il simpatico esperto ha iniziato a interrogare i testi scientifici che non riferiscono alcuna correlazione tra fasi lunari e cicli vegetali, ciò che rappresenta invece tutt’oggi una convinzione molto radicata. Macinator a questo punto ipotizza che tale convinzione sia nata semplicemente sulla base della parola “crescente”. Ovvero, tra coloro che si occupano di agricoltura senza avere basi scientifiche fa presa l’idea che la luna crescente favorisca la crescita della vegetazione, funghi compresi.

Naturalmente è molto poetico pensare che luna e stelle abbiano influenza sulla natura, ma senza studi scientifici ogni correlazione rimane campata per aria.

Tale idea è talmente radicata da avere contagiato anche la puericultura, e in molti reparti di ostetricia il personale attribuisce un’influenza delle fasi lunari sulle nascite.

Laureati in scienze umane per i dipartimenti di Human Resource

Personalmente ho il massimo rispetto per la cultura umanistica, che comprende lo studio di quanto di bello ha prodotto l’essere umano nei millenni. Fatico a capire però perché un laureato sulla poetica del Ruzante dovrebbe essere più adatto a una carriera HR di un laureato in Fisica oppure di un ingegnere.

C’è una qualche logica che sottende all’idea che laureati in discipline umanistiche siano vocati alle Risorse Umane?

Quali sono le lauree migliori per gli specialisti HR?

Ezio Maria Romano, grande esperto di cani da guardia, dopo anni di studi e di sperimentazioni è arrivato alla conclusione che, dovendo scegliere un cane da lavoro, non ci si può basare sulla razza. Bisogna scegliere l’individuo adatto. Probabilmente particolari razze sono più vocate a certi compiti, ma per trovare il cane adatto alla difesa degli animali al pascolo dobbiamo saper leggere nel comportamento del cucciolo i segni della presenza delle attitudini chiave. Si tratta di risorse che sono presenti nell’individuo dalla nascita, necessarie a ottenere risultati NON ottenibili con la formazione: è esattamente la definizione del talento offerta dai guru HR.

La convinzione che alcuni percorsi accademici garantiscano la presenza di quanto serve a ricoprire un ruolo ricorda il pregiudizio sulle razze. Siamo certi che un ingegnere gestionale sappia condurre una riorganizzazione, che un laureato alla Bocconi sappia comprendere lo stato economico di un’organizzazione, che un architetto sappia progettare un edificio. Con la stessa ingenua mentalità poniamo la domanda: “A cosa sarà adatto un laureato in discipline umanistiche?  Sicuramente alle Risorse Umane”… suona ragionevole, ma non ha nessuna evidenza razionale!

È infatti plausibile che un laureato in Lettere abbia una vocazione al pensiero deduttivo superiore a un laureato in Ingegneria Gestionale, così come che un laureato in Fisica abbia una proprietà di linguaggio superiore a un laureato in Lettere, ma nessuna logica sulla ragione per la quale laureati in materie umanistiche siano da preferirsi per ruoli HR.

Poiché la funzione HR è stata introdotta in tempi relativamente recenti, la cultura in tema di gestione del personale non è validata come la scienza delle costruzioni, ma proprio dove regnano incertezza e complessità ciò che fa la differenza sono orientamento al metodo[1] e rigore scientifico; per questo un laureato in materie umanistiche potrebbe essere poco adatto alle professioni HR.

Oltre a ciò, le attitudini necessarie vanno ricercate in coerenza con il tipo di specializzazione, ove in un selezionatore del personale la capacità di ascolto sarà critica, mentre in un HR manager sarà prezioso il coraggio di sostenere e difendere un punto di vista alternativo a quello dei dirigenti e dei manager, orientati alle scadenze di breve periodo anche quando incompatibili con la logica HR[2].

Oltre alle attitudini, più che la laurea, servono esperienze significative e studi specifici; viceversa dominano improvvisazione e soggettività, il modello teorico che io chiamo “secondo me”: secondo me il talento non è importante, secondo me è importante il senso di appartenenza, secondo me…

L’approccio teorico “secondo me” è attualmente il più diffuso nel mondo HR, anche ai livelli più alti, anche nei congressi ed eventi specialistici; non parliamo di internet, ove ogni giorno i modelli più accreditati vengono attaccati da improvvisati frequentatori dei social networks.

Sintesi

La ricerca di laureati in discipline umanistiche per i ruoli HR è uno dei molti sintomi del livello della cultura organizzativa che va per la maggiore. Non è certamente una laurea in Lettere che garantisce la presenza delle attitudini che permettono di sviluppare una professionalità HR.

Il lato umano nel business richiede un approccio rigoroso, basato su fonti accreditate e mentalità scientifica.

La convinzione che una laurea umanistica sia adatta per intraprendere una carriera nella funzione Risorse Umane sembra basata, semplicemente, sull’assonanza dei termini.

 

Note

[1] L. Rigolio, Evidence Based Management: the reason Why, Linkedin, agosto ’19.

[2] L. Rigolio, La riforma Biagi: il paradossale effetto sulla competenza manageriale.

 

Articolo a cura di Luigi Rigolio

Nato nel 1962 in provincia di Varese, due figli e una passione per le camminate in montagna e per le arti tradizionali giapponesi.

Laureato in Filosofia della Scienza presso l’Università degli Studi di Milano, facoltà di Lettere e Filosofia, ha coltivato studi in Epistemologia, Logica, Storia della Scienza, Filosofia Teoretica e Teologia, Psicologia.

Per 15 anni è stato dipendente con vari incarichi in Lilly Italia, occupandosi prevalentemente di Neuroscienze.

Dal 2005 in qualità di formatore e consulente, supporta lo sviluppo organizzativo di piccole e medie imprese.

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